Mentre a Milano si gioca la partita decisiva sui taccuini ministeriali, in Sicilia le ore più calde della mobilitazione lasciano spazio alla via diplomatica. Il fronte dei comitati spontanei e dei comparti produttivi sceglie di congelare le azioni di forza più estreme per dare un’apertura di credito alle istituzioni. Un segnale di distensione che arriva contemporaneamente dai porti e dalle marinerie dell’Isola, con l’obiettivo comune di non esasperare i disagi per i cittadini e tutelare la sicurezza dei lavoratori.

Il Cts ribadisce il “fermo pacifico”: “Mezzi privati nei piazzali, nessun blocco”

A chiarire i confini della mobilitazione dell’autotrasporto è lo stesso Salvatore Bella, alla guida del CTS (Comitato Trasporto Siciliano), che rappresenta la maggior parte delle aziende isolane impegnate nell’intermodalità strada-mare. Fin dall’inizio della protesta, l’obiettivo dichiarato è un intervento urgente del Governo contro il caro-carburante e l’impennata delle tariffe dei traghetti, ma la modalità scelta rifiuta categoricamente il caos stradale.

L’azione del CTS si limita esclusivamente alla mancata movimentazione dei semirimorchi dalle navi: tutti i mezzi della sigla rimarranno fermi all’interno dei rispettivi piazzali aziendali. Una protesta civile e rigorosamente confinata entro le proprietà private, comunicata fin dal primo giorno alle Forze dell’Ordine. Il comitato prende fermamente le distanze da qualsiasi forma di violenza o illegalità: nessun blocco stradale e nessun presidio per impedire il transito di chi sceglie di lavorare, pretendendo al contempo pari rispetto da parte degli altri manifestanti.

Distanza dalle altre sigle per evitare confusione

Il CTS ci tiene inoltre a rivendicare la propria totale autonomia, rifiutando sovrapposizioni. «Non abbiamo nulla contro i colleghi artigiani, i cosiddetti padroncini, né contro altre categorie di lavoratori come agricoltori o pescatori», spiegano i portavoce dell’organizzazione. «Tuttavia, le nostre aziende affrontano problematiche strutturali differenti. Vogliamo trattare esclusivamente i nostri punti per garantire la massima chiarezza e non generare confusione».

La sigla attende l’esito del confronto diretto a Milano con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per la firma formale sugli impegni necessari allo sblocco dei fondi. Se l’accordo verrà siglato, Bella conferma la massima disponibilità alla revoca immediata del fermo nei porti siciliani.

Tregua nello Stretto: revocata la protesta dei pescatori

La spinta al dialogo si sposta in parallelo dalle banchine dei porti commerciali alle rotte marittime dello Stretto di Messina. La Federazione Armatori Siciliani ha infatti ufficializzato la sospensione della maxi-manifestazione di protesta che avrebbe dovuto bloccare le acque tra Sicilia e Calabria giovedì 22 ottobre.

A disinnescare quello che rischiava di trasformarsi in un delicato blocco navale è stata la convocazione d’urgenza di un incontro istituzionale, fissato per oggi, martedì 20 ottobre, alle ore 16:00, proprio tra i rappresentanti delle prefetture e delle questure di Messina e Reggio Calabria.

“Sospendere non significa rinunciare”

“Abbiamo deciso di sospendere la manifestazione per rispetto delle istituzioni, e soprattutto per tutelare la sicurezza dei nostri pescatori e delle nostre imbarcazioni”, spiegano dalla Federazione degli armatori. Il comparto invia però un monito chiarissimo alla politica: “Sia chiaro: sospendere non significa rinunciare. Le difficoltà economiche delle imprese della pesca rimangono tutte sul tavolo e attendiamo risposte concrete”.

Schiacciati come gli autotrasportatori dall’insostenibile aumento dei costi del gasolio, i pescatori hanno contestualmente inviato una lettera formale alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai ministri competenti e al governatore siciliano Renato Schifani, chiedendo lo sblocco di aiuti straordinari e immediati per evitare il colasso definitivo delle marinerie.