“Ci fu la volontà ma mancò l’impegno”. Una frase che sembra uscita da un cippo monumentale post-bellico e che invece fotografa alla perfezione l’attuale gestione del Velodromo Paolo Borsellino di Palermo da parte dell’Amministrazione Comunale. Almeno per quanto riguarda la pista, teoricamente riservata alle società ciclistiche, la realtà si sta rivelando ben lontana dalle promesse.

Il tanto sognato ritorno delle biciclette, atteso da un intero comparto sportivo siciliano, è avvenuto sicuramente sulla carta, ma nei fatti si scontra ogni giorno con mille ostacoli e una parzialità disarmante.

Una pista di ciclovelocità “ostaggio” del calcio

A far discutere è soprattutto una evidente disparità di trattamento nella gestione della struttura. Da un lato, l’Amministrazione ha profuso un grandissimo impegno per garantire la piena fruibilità dell’impianto a favore della locale squadra di calcio (che milita nel campionato di Serie D), adattando gli spazi alle sue esigenze. Dall’altro, si registra una totale disattenzione nei confronti della pista stessa. Il risultato? L’impianto è stato di fatto snaturato rispetto al suo originario utilizzo, trasformando una cattedrale del ciclismo in un campo da calcio con contorno di intralci per le due ruote.

Durante gli allenamenti dei ciclisti, la pista si presenta in condizioni critiche: presenza di pericoloso brecciolino sul cemento, ingombro delle panchine del calcio posizionate a ridosso del tracciato e strutture rigide installate per esporre i banner pubblicitari durante i match domenicali. Tutti elementi che non solo pregiudicano la completa attività degli atleti, ma che costringono i ragazzi a limitare drasticamente la velocità per ridurre al minimo i danni in caso di cadute accidentali.

La denuncia: “Paghiamo il bando, ma mancano le risposte”

Il paradosso è che l’utilizzo dell’impianto non è una concessione gratuita: l’accesso è stato aperto ufficialmente tramite un bando comunale e prevede un costo economico per gli aggiudicatari.

Tra questi c’è Alessandro Mansueto, presidente della ASD Ciclotour, una delle anime storiche che per anni si è battuta per la riapertura del Velodromo. Mansueto porta i suoi ragazzi all’interno della struttura due volte a settimana. Da utente pagante ha segnalato a più riprese le pesanti criticità agli uffici comunali competenti, senza tuttavia ricevere – almeno fino ad ora – un tempestivo riscontro o interventi risolutivi.

In attesa che alle parole e ai bandi seguano fatti concreti da parte delle istituzioni, a splendere dentro il Velodromo resta solo l’impegno reale dei giovani ciclisti. Ragazzi che continuano a versare sudore e passione per amore di una disciplina sportiva che un tempo era il fiore all’occhiello dello sport italiano nel mondo, e che oggi a Palermo deve fare lo slalom tra panchine e cartelloni pubblicitari.