I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, hanno eseguito oggi, 23 ottobre, un sequestro conservativo per oltre 25 milioni di euro a carico di cinque ex dipendenti di una concessionaria statale del Gratta e Vinci (società estranea ai fatti), accusati di aver individuato nei server quattro biglietti vincenti per 24 milioni complessivi, come riferito da La Stampa e da Il Messaggero. Il blocco cautelare di 25 immobili in sei province italiane, disposto a tutela dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sarà ora vagliato in camera di consiglio nel rispetto della presunzione d’innocenza.
Presunta truffa sui Gratta e Vinci: come sarebbero stati individuati nei server i 4 biglietti milionari?
Al centro degli accertamenti condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dal sostituto procuratore generale della Corte dei conti Eleonora Lener, ci sono fatti avvenuti tra il 2015 e il 2019 e culminati, secondo quanto riferito da Il Messaggero, con l’ultimo incasso milionario nel 2019. L’ipotesi formulata dalla Procura contabile riguarda cinque ex dipendenti della società concessionaria delle lotterie istantanee, azienda che risulta del tutto estranea agli illeciti ipotizzati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i cinque ex addetti avrebbero sfruttato le proprie credenziali di accesso ai sistemi informatici aziendali e un software sviluppato ad hoc per intervenire sui server della concessionaria. Attraverso questo accesso abusivo alle informazioni riservate sarebbero riusciti a localizzare in anticipo la destinazione di quattro tagliandi del Gratta e Vinci associati a premi di fascia massima prima ancora che venissero acquistati dai giocatori. Il valore complessivo dei quattro biglietti vincenti individuati nei server secondo l’ipotesi accusatoria ammontava a 24 milioni di euro, così suddivisi:
- Due biglietti da 7 milioni di euro ciascuno: relativi al primo premio assoluto, per un totale di 14 milioni di euro;
- Due biglietti da 5 milioni di euro ciascuno: relativi a vincite milionarie di fascia alta, per ulteriori 10 milioni di euro;
- L’acquisto mirato nelle ricevitorie: una volta individuati i lotti e i punti vendita sul territorio nazionale a cui la concessionaria aveva spedito i quattro tagliandi, gli ex dipendenti avrebbero incaricato parenti e amici di recarsi nelle ricevitorie per comprarli e incassare le vincite.
Perché la Corte dei conti contesta un danno erariale da oltre 25 milioni di euro sui Gratta e Vinci?
Il provvedimento eseguito oggi nasce sul fronte della giurisdizione contabile a tutela dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, indicata come l’amministrazione pubblica danneggiata dalle presunte condotte. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Lazio ha autorizzato il sequestro conservativo su richiesta della Procura regionale contabile. Come spiegato da Buonasera 24, secondo i magistrati contabili l’utilizzo illecito di informazioni privilegiate sui biglietti del Gratta e Vinci avrebbe azzerato la componente di casualità (l’alea) che regola per legge le lotterie istantanee. Acquistando a colpo sicuro i tagliandi milionari tramite familiari e conoscenti, i soggetti coinvolti avrebbero incassato somme che, in condizioni ordinarie, avrebbero anche potuto non essere mai reclamate o riscosse, restando così nelle casse dello Stato. L’importo complessivo del danno erariale contestato dalla Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio supera i 25 milioni di euro (per l’esattezza 25.067.224 euro), una cifra che somma ai 24 milioni dei quattro premi riscossi l’ulteriore quota di oltre un milione di euro contestata per le componenti di responsabilità patrimoniale e non patrimoniale, compreso il danno all’immagine arrecato all’amministrazione pubblica. A differenza dei casi in cui un giocatore si convince per errore di aver centrato il premio massimo a causa di un’illusione percettiva sui numeri del tagliando, fenomeno analizzato nell’episodio del Gratta e Vinci di Carsoli e dell’errore di percezione del cervello, nell’inchiesta romana l’anomalia contestata riguarda la consultazione preventiva dei database informatici a monte della distribuzione.
Dove si trovano i 25 immobili sequestrati tra Roma, Taranto e Reggio Calabria?
Per garantire il credito erariale vantato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in vista del giudizio contabile, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno sottoposto a sequestro conservativo un vasto patrimonio riconducibile ai cinque ex dipendenti destinatari della misura. Come dettagliato da ReggioToday e da Buonasera 24, i sigilli cautelari hanno toccato anche il Mezzogiorno, arrivando fino alla sponda calabrese dello Stretto e alla Puglia ionica. Ecco il riepilogo dei beni colpiti dal sequestro conservativo per oltre 25 milioni di euro:
- 25 unità immobiliari in 6 province italiane: il blocco riguarda appartamenti, villini, garage e cantine situati nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Grosseto, Taranto e Reggio Calabria;
- 5 veicoli: il provvedimento cautelare comprende cinque mezzi tra autovetture e motocicli intestati o riconducibili agli indagati;
- Disponibilità finanziarie: sono stati inoltre vincolati conti e rapporti finanziari fino alla concorrenza della somma contestata dalla Procura contabile.
Gratta e Vinci e sequestro conservativo: cosa non va confuso e quali sono i prossimi passi?
Nell’esaminare la portata dell’operazione sui Gratta e Vinci è essenziale tenere distinti i diversi piani di responsabilità e lo stato attuale del procedimento. In primo luogo, la società concessionaria statale che gestisce la rete delle lotterie istantanee è totalmente estranea alle contestazioni ed è parte danneggiata rispetto al presunto uso infedele delle credenziali aziendali contestato dalla Procura contabile ai cinque ex addetti. In secondo luogo, il provvedimento eseguito oggi è una misura cautelare patrimoniale disposta in sede contabile. Nel marzo 2026, come ricostruito da BlogSicilia nella prima fase dell’inchiesta contabile, la Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio aveva notificato ai cinque ex dipendenti l’invito a dedurre per un danno quantificato in 25.067.224 euro, consentendo loro di depositare memorie e argomentazioni difensive. Ritenendo quelle deduzioni non sufficienti a superare l’impianto accusatorio, la Procura contabile ha notificato l’atto di citazione a giudizio accompagnato dal ricorso per sequestro conservativo. Spetterà ora al giudice designato della Corte dei conti valutare in camera di consiglio se confermare, modificare o revocare il blocco dei beni. Come ribadito espressamente nella nota ufficiale della Guardia di Finanza ripresa da ReggioToday, resta fermo «il principio della presunzione di innocenza: la responsabilità amministrativa dei cinque ex dipendenti potrà essere definitivamente accertata soltanto con un’eventuale sentenza di condanna del giudice contabile».



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