In Italia ogni giorno vengono trasformati oltre 280mila metri quadrati di suolo naturale. Nel 2025 il consumo di terreno ha superato i 102 chilometri quadrati, con un ritmo superiore a tre metri quadrati al secondo. È il nuovo record di velocità segnalato dal rapporto ISPRA-SNPA 2026, presentato a Roma il 27 ottobre.

L’avanzata delle superfici artificiali interessa città, aree agricole e territori esposti a rischi naturali. Ma la ricerca contiene anche una novità: una prima mappatura nazionale individua oltre 2.100 km² di superfici potenzialmente recuperabili.

Il documento mette così a confronto due fenomeni: la perdita di terreno naturale e le possibilità di restituire spazio al verde, riutilizzare aree già trasformate e intervenire sul patrimonio esistente.

Quanto suolo ha perso l’Italia nel 2025

I dati pubblicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) descrivono un’accelerazione del fenomeno.

Nel 2025 oltre 10.200 ettari di aree naturali sono stati interessati da nuove coperture artificiali. La superficie corrisponde a più di 102 km².

Nello stesso periodo, gli interventi di ripristino hanno riguardato 746 ettari.

Il bilancio tra nuove trasformazioni e recuperi resta quindi negativo per quasi 9.500 ettari.

La superficie nazionale coperta da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre strutture artificiali raggiunge complessivamente 21.644 km², pari al 7,19% del territorio italiano.

Il consumo di suolo non riguarda soltanto il cemento visibile nelle città.

Secondo la definizione utilizzata da ISPRA, il fenomeno comprende il passaggio da una copertura agricola, naturale o seminaturale a una copertura artificiale. Rientrano nel monitoraggio, secondo le caratteristiche degli interventi, anche cantieri, infrastrutture, piazzali e impianti.

Per questo motivo il dato annuale non coincide semplicemente con la superficie occupata da nuovi edifici.

Perché le città perdono verde e diventano più calde

Una delle conseguenze più visibili riguarda gli spazi urbani.

Secondo il rapporto, oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città.

Nel 2025 sono scomparsi 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea.

La perdita di vegetazione si accompagna alle differenze di temperatura rilevate tra le superfici impermeabilizzate e quelle circostanti.

Nelle zone con maggiore presenza di coperture artificiali, la temperatura del suolo supera di oltre 10°C quella delle aree rurali vicine, con punte locali che raggiungono i 12°C.

Il dato riguarda la temperatura del terreno, non un aumento equivalente della temperatura dell’aria.

Dove gli alberi sono più presenti, invece, il rapporto rileva temperature fino a 1,6°C inferiori.

La distribuzione del verde e delle superfici impermeabili contribuisce quindi a spiegare perché, all’interno dello stesso territorio, alcune aree siano più esposte all’accumulo di calore.

Per chi vive in città, il fenomeno riguarda direttamente la qualità degli spazi pubblici, la presenza di alberi e le condizioni ambientali durante i periodi più caldi.

Quali attività consumano più terreno

Il rapporto distingue le diverse trasformazioni che contribuiscono all’aumento delle superfici artificiali.

La quota maggiore riguarda i cantieri, ai quali è associato il 52,6% delle nuove superfici artificiali, per un’estensione di 5.387 ettari.

I nuovi edifici occupano 725 ettari di terreno naturale e ulteriori 435 ettari di cantieri preesistenti.

Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari.

Tra i settori monitorati compare anche la logistica, che nel 2025 aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte e nel Lazio.

Il documento registra inoltre l’espansione degli impianti energetici a terra.

Le superfici interessate dal fotovoltaico a terra aumentano di 2.798 ettari, mentre gli impianti eolici, comprese le infrastrutture collegate, aggiungono 118 ettari.

Queste rilevazioni descrivono categorie di trasformazione del territorio che possono comprendere interventi su aree già artificializzate. Non vanno quindi sommate automaticamente come se fossero tutte nuove perdite di terreno naturale.

Le regioni e i comuni con gli aumenti maggiori

L’avanzata delle coperture artificiali non interessa tutte le aree italiane nella stessa misura.

Nel 2025 il Lazio registra oltre 1.400 ettari di nuovo suolo artificiale, mentre Puglia e Lombardia superano entrambe i 1.000 ettari.

Se si osserva invece la quota complessiva di territorio coperta da edifici e infrastrutture, la graduatoria è diversa.

La Lombardia raggiunge il 12,27%, seguita dal Veneto con l’11,87% e dalla Campania con il 10,65%.

Sono indicatori differenti: il primo misura l’incremento annuale, il secondo la quota già occupata da superfici artificiali.

Tra i comuni, gli aumenti più elevati dell’ultimo anno comprendono Tuscania, con 319 ettari, e Montalto di Castro, con 316 ettari.

Escludendo il fotovoltaico a terra, emergono invece Roma con 74 ettari, Foggia con 72, Cerignola con 53 e Campagna con 51.

Il monitoraggio mostra anche quanto il fenomeno sia diffuso nel tempo: dal 2006 nuove coperture artificiali hanno interessato il 96% dei comuni italiani.

Il consumo di suolo raggiunge anche le aree a rischio

Una parte delle nuove trasformazioni riguarda territori già esposti a pericoli naturali.

Secondo i dati ISPRA-SNPA, nell’ultimo anno il consumo di suolo è aumentato di 1.106 ettari nelle zone a rischio alluvione.

Altri 707 ettari si trovano in aree a rischio frana.

Il dato non significa che le nuove costruzioni abbiano provocato direttamente un’alluvione o una frana.

Indica però che nuove superfici artificiali sono comparse anche in territori classificati come esposti a questi rischi.

Il rapporto permette così di leggere il consumo di suolo insieme alle caratteristiche dei luoghi interessati, anziché considerarlo soltanto come una variazione della superficie edificata.

Oltre 2.100 km² recuperabili: la novità del rapporto ISPRA

L’edizione 2026 introduce un elemento che va oltre la misurazione delle nuove coperture artificiali.

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) presenta una prima mappatura nazionale delle aree sulle quali potrebbero essere realizzati interventi di recupero.

Le superfici individuate superano 2.100 km².

Non si tratta di terreni già recuperati, ma di opportunità potenziali sulle quali valutare interventi di rigenerazione, ripristino o riduzione delle coperture artificiali.

Il rapporto individua anche 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 km² di tetti sui quali potrebbero essere installati impianti fotovoltaici.

A queste possibilità si aggiunge il patrimonio edilizio inutilizzato.

Secondo i dati richiamati da ISPRA e SNPA, in Italia si contano quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate che potrebbero essere recuperate e riutilizzate.

Le diverse categorie non rappresentano un unico bacino di terreno da sommare: descrivono possibilità di intervento differenti, dalla vegetazione urbana al riuso degli edifici.

Dove si trovano le aree pubbliche che potrebbero tornare verdi

La mappatura individua oltre 35mila ettari di aree pubbliche urbane idonee al ripristino.

Le maggiori estensioni si trovano nel Lazio, in Lombardia e in Veneto.

Tra i comuni, Roma presenta la superficie più ampia.

La presenza di queste aree offre alle amministrazioni una base informativa per valutare interventi di recupero.

Le possibilità considerate comprendono la rimozione di coperture artificiali, la realizzazione di nuovi spazi verdi e il ripristino di superfici già trasformate.

L’effettiva realizzazione degli interventi dipenderà dalle decisioni e dalle condizioni dei singoli territori.

Il nuovo rapporto fornisce dunque due misure distinte: da una parte il suolo consumato nel 2025, dall’altra le superfici sulle quali potrebbero essere avviate azioni di recupero.

La documentazione del rapporto 2026 mette a disposizione anche dati e approfondimenti territoriali, utili per verificare come il fenomeno si distribuisca nelle diverse aree del Paese.