«Parlare di intelligenza artificiale nel quartiere Zen di Palermo ha un significato che va oltre la tecnologia. Significa affermare che il futuro non può essere riservato soltanto a chi nasce e cresce nei contesti più favoriti. È proprio nei quartieri dove le difficoltà sociali ed economiche sono maggiori che dobbiamo investire con più determinazione nell’istruzione, nella formazione e nella conoscenza. Nessun ragazzo deve sentirsi escluso dalle trasformazioni che stanno cambiando il mondo».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, intervenendo oggi a Generazioni Digitali 2026, l’iniziativa dedicata all’intelligenza artificiale, all’innovazione e all’inclusione sociale, promossa da Develhope e Generazioni Digitali ETS e ospitata al Teatro della Chiesa di San Filippo Neri, nel quartiere Zen di Palermo.
L’incontro ha riunito istituzioni, scuole, università, imprese e realtà del terzo settore per discutere delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e, soprattutto, della necessità di renderle accessibili a tutti. Una scelta, quella di organizzare l’iniziativa nel cuore dello Zen, che mette al centro il ruolo dell’educazione e della formazione nei quartieri popolari, dove il contrasto alla povertà educativa rappresenta una delle sfide più importanti.
«La scelta di affrontare questi temi allo Zen è particolarmente significativa – ha proseguito Tamajo – perché l’innovazione non può fermarsi alle università, ai centri di ricerca o alle grandi imprese. Deve entrare nelle scuole, nei quartieri popolari, nei luoghi di aggregazione. Dobbiamo offrire ai giovani gli strumenti per comprendere e governare le nuove tecnologie, evitando che il divario digitale diventi una nuova forma di disuguaglianza sociale. La conoscenza è il primo vero strumento di emancipazione e le istituzioni hanno il dovere di renderla accessibile a tutti».
Nel corso dell’incontro, l’assessore ha ricordato l’impegno della Regione Siciliana nel sostenere l’innovazione, la digitalizzazione e la crescita delle competenze, attraverso strumenti che mettono in relazione università, ricerca e imprese. Un percorso che, secondo Tamajo, deve necessariamente accompagnarsi a un investimento educativo e sociale, affinché le trasformazioni tecnologiche non accentuino le distanze tra territori e generazioni.
«Investire nelle tecnologie significa investire soprattutto nelle persone – ha concluso Tamajo –. Vorrei che un ragazzo dello Zen potesse immaginare il proprio futuro come ricercatore, programmatore, imprenditore o professionista delle nuove tecnologie senza pensare di dover necessariamente lasciare Palermo. Per riuscirci dobbiamo coinvolgere le scuole, le parrocchie, le associazioni e tutte le realtà che ogni giorno lavorano sul territorio. Lo Zen non deve essere raccontato soltanto attraverso le sue difficoltà, ma anche attraverso le capacità, i talenti e le aspirazioni dei suoi giovani. Perché il progresso è davvero tale soltanto quando riesce a raggiungere anche chi rischia di rimanere indietro».



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