Si attende la decisione del gip di Termini Imerese, dopo l’udienza per discutere la richiesta di archiviazione sul caso di Simona Cinà e l’opposizione presentata dalla famiglia.
La giovane pallavolista di Capaci di 21 anni perse la vita in circostanze mai del tutto chiarite, annegando nella piscina di una villa in via Sant’Isidoro Monte, ad Aspra, durante una festa di laurea la notte tra il 1 e il 2 agosto dello scorso anno.
Fuori dal palazzo di giustizia nel giorno in cui la giovane avrebbe compiuto 22 anni erano presenti un gruppo di amici della vittima, un presidio silenzioso per supportare la famiglia Cinà e ribadire una precisa richiesta: non apporre la parola fine sulle indagini prima di aver chiarito i punti oscuri della vicenda. A rappresentare i familiari è lo studio legale dell’avvocato Antonino Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo.
Il dibattimento in aula ha visto un confronto tecnico-giuridico tra le parti. Il pm Raffaele Cammarano, ha illustrato per circa quaranta minuti le proprie conclusioni, confermando la richiesta di archiviazione del fascicolo.
Di diverso avviso la parte civile: nel suo intervento durato oltre un’ora, l’avvocato Ingroia ha esposto i motivi per cui ritiene necessario un proseguimento delle indagini.
Gli avvocati Antonio, Marco e Paolo Ingroia parlano di “una giornata di grande emozione”. “Con tutto il rispetto per il lavoro del magistrato”, affermano, “bisogna avere altrettanto rispetto della richiesta di verità e giustizia della famiglia”. Richiesta che, secondo i legali, non è stata soddisfatta “da indagini che si sono rivelate tardive e insufficienti”.
Al centro delle contestazioni ci sono gli accertamenti medico-legali. “La consulenza dei medici legali non ha chiarito la dinamica del decesso”, sottolineano gli avvocati. Poi il passaggio più critico: “Non capiamo come possano considerare compatibili elementi come le dichiarazioni dei ragazzi che parlano di una ragazza sobria a fronte dei consulenti che affermano invece l’esatto opposto”.
I legali ribadiscono la necessità di nuove consulenze. “Abbiamo chiesto un supplemento di perizia medico-legale”, spiegano, chiedendo che il giudice “ordini al pm una consulenza con altri medici legali oppure che nomini un perito d’ufficio facendo un incidente probatorio”. Gli avvocati chiedono infine che i giovani presenti alla festa vengano ascoltati di nuovo: “È opportuno che si sentano i ragazzi nuovamente, confrontando tutte le versioni”.
Adesso spetterà al Gip sciogliere la riserva, valutando la richiesta di archiviazione della Procura e l’opposizione della famiglia per decidere se chiudere definitivamente il fascicolo o ordinare nuovi accertamenti e il richiesto incidente probatorio.



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