La Procura di Pavia ha chiesto il processo per Andrea Sempio. Il 38enne è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, con le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Per lo stesso delitto è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima.
Ora la parola passa al giudice per l’udienza preliminare. Il gup dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio dopo la fissazione dell’udienza.
La nota del procuratore Napoleone
La richiesta arriva dopo la seconda chiusura delle indagini e dopo le controdeduzioni dei legali di Sempio. Lo ha comunicato in una nota il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone: «La Procura di Pavia, valutati anche gli atti da ultimo depositati dalla difesa dell’indagato, ha richiesto in data odierna il rinvio a giudizio di Andrea Sempio davanti al Tribunale di Pavia».
Nella nota Napoleone riporta il capo d’imputazione, identico a quello della chiusura delle indagini.
Cosa contesta la Procura ad Andrea Sempio
Sempio all’epoca aveva 19 anni. Questa è la ricostruzione delle nuove indagini contenuta nel capo d’imputazione.
«Dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra», si legge nell’imputazione, «a seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che la parte offesa provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana e in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso. Con l’aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».



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