La vicenda dell’annullamento del calendario venatorio siciliano 2026-2027 da parte del TAR con sentenza n.02953/2026 del 30 ottobre 2026, legata alla mancata revisione della pianificazione faunistico-venatoria, l’ultima addirittura risale al 2013-2018, solleva seri interrogativi sulla capacità della Regione Siciliana di adempiere tempestivamente ai propri obblighi.

La pianificazione faunistica non è una scelta facoltativa né un dettaglio burocratico. È uno strumento previsto dalla normativa nazionale attraverso il quale le Regioni devono programmare la tutela della fauna selvatica, la conservazione degli habitat e l’organizzazione dell’attività venatoria.


Il PRI di Messina denota come in Sicilia, la programmazione continua a essere sostituita dall’emergenza permanente. Si governa rincorrendo problemi che avrebbero dovuto essere affrontati anni prima, mentre si accumulano ritardi che generano contenziosi, incertezza normativa e danni per tutti i soggetti coinvolti.

Non si tratta di un caso isolato. È il riflesso di un modello amministrativo che troppo spesso sembra incapace di rispettare tempi, obblighi e responsabilità. Dai grandi temi infrastrutturali alla gestione ambientale, dalla programmazione territoriale alla spesa delle risorse pubbliche, il copione è sempre lo stesso: annunci, rinvii, giustificazioni e scaricabarile.


La Sicilia merita molto di più di una Regione che arriva sistematicamente in ritardo sugli appuntamenti con il proprio dovere istituzionale. Merita una classe dirigente capace di programmare, decidere e assumersi le proprie responsabilità davanti ai cittadini.

L’assenza di programmazione non è una fatalità ma una responsabilità politica.

Segretario cittadino del PRI Messina     

Angelo Toscano  

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