Centosettantanove milioni di euro pronti a essere distribuiti sui territori siciliani, ma accompagnati da una scia infinita di veleni politici. La macchina del contestato Fondo per gli investimenti territoriali (Fit) – ribattezzato dalle opposizioni il “maxi-emendamento delle mancette” – si è ufficialmente messa in moto con la pubblicazione della manovrina in Gazzetta Ufficiale e la firma del decreto attuativo da parte del dipartimento Infrastrutture.

Mentre il Partito Democratico ha già formalizzato la richiesta, irrituale, a Roma di impugnare la norma, sindaci e parroci dell’Isola affilano le penne per non perdere i finanziamenti. Ma per farlo dovranno seguire un preciso percorso burocratico, messo in campo insieme ad una sorta di “scudo” contabile.

La corsa contro il tempo per spendere entro la fine dell’anno

Il Fit è un gigantesco elenco di ben 48 pagine e oltre 1.500 voci di spesa. Dentro c’è di tutto: micro-interventi per campi sportivi, manutenzioni di parrocchie, piccoli restauri e villette comunali sponsorizzati dai singoli deputati della maggioranza di centrodestra per i propri collegi elettorali.

Trattandosi di variazioni al bilancio del 2026, la legge avrebbe imposto un vincolo rigidissimo: spendere e impegnare tutto entro il 31 dicembre, pena la perdita del denaro o quantomeno la trasposizione su capitoli residui per il prossimo. Una missione impossibile per le asfittiche macchine burocratiche dei Comuni siciliani.

Per evitare che la spesa finisse nel dimenticatoio, l’assessorato regionale alle Infrastrutture ha emanato un decreto dirigenziale che di fatto impegna le somme e concede un anno intero di tempo per presentare i progetti.

La bussola per i Comuni: requisiti, cifre e scadenze per i fondi

Il decreto fissa paletti precisi e, anzi, ritocca il budget complessivo verso l’alto: il piatto non è più di 174,3 milioni, bensì di 179,1 milioni di euro a fondo perduto.

La ripartizione stabilita dall’Ars prevede che:

  • 150,6 milioni di euro vadano direttamente ai Comuni individuati.
  • La restante parte sia assegnata agli enti ecclesiastici (parrocchie e curie).

L’iter per ottenere i soldi

Per sbloccare il finanziamento, i sindaci e i legali rappresentanti delle chiese dovranno muoversi secondo step ben definiti:

  1. La domanda via PEC: Il contributo non arriverà in automatico. Gli enti beneficiari dovranno inoltrare una richiesta formale partendo dai propri indirizzi di posta elettronica certificata.
  2. Il progetto nel cassetto: Alla domanda andrà allegato un progetto reale, munito del relativo quadro economico dell’intervento.
  3. La scadenza bandiera: Grazie all’escamotage contabile, il termine ultimo per inviare le istanze è stato spostato al 31 ottobre 2027.
  4. I tempi di rendicontazione: Una volta completati i lavori sul territorio, Comuni e parrocchie avranno un raggio d’azione di 60 giorni per presentare le rendicontazioni delle spese agli uffici della Regione.

I settori ammessi dal dipartimento sono vastissimi: si va dall’impiantistica sportiva all’edilizia scolastica, passando per la riqualificazione ambientale, la mobilità e la conservazione del patrimonio storico e artistico locale.

Guerra Pd-Forza Italia: “Suddivisione feudale” contro “Leva per il Pil”

Se la burocrazia ha trovato il modo di blindare le risorse, la trincea politica è più infuocata che mai. Il Partito Democratico, con in testa il neo responsabile regionale Peppe Provenzano, il deputato Ars Antonello Cracolici e il senatore Antonio Nicita, sta cavalcando la protesta e intende portarla a Roima.

“Il Medioevo della politica siciliana deve finire”, attacca Provenzano, parlando di uno scandalo da bloccare. Secondo l’opposizione, la manovra della maggioranza punisce deliberatamente i territori: “La metà dei Comuni siciliani è stata totalmente ignorata solo perché non considerata vicina ai partiti della destra”, sentenziano Cracolici e Nicita.

Di tutt’altro avviso la sponda della maggioranza. Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia, rispedisce al mittente le accuse e bolla come “surreale” il tentativo del Pd di far impugnare la legge da Roma.

A supportare la linea della difesa ci sono i numeri sfoderati dallo stesso governo Schifani nella nota di aggiornamento al Defr. Secondo uno studio della Statistica della Ragioneria generale della Regione, l’impatto combinato del Fit e degli investimenti della Super Zes (altri 209 milioni) non sarà assistenziale ma strutturale: le stime parlano di una spinta alla crescita del Pil regionale pari a 0,35 punti percentuali per il prossimo anno. Un’iniezione di liquidità che, secondo Palazzo d’Orléans, rimetterà in moto l’economia dei piccoli cantieri nell’Isola.