Il Partito Democratico siciliano tenta la via della pacificazione interna dopo anni di veleni e carte bollate. Con una mossa strategica arrivata a poche ore dal terremoto politico in via Chiaramonte, l’area che fa riferimento a Stefano Bonaccini ha deciso di ritirare le firme dai ricorsi presentati in Commissione di Garanzia contro il contestatissimo congresso regionale. A ruota, per evitare l’isolamento e favorire la nascita del nuovo corso, arriva anche il passo indietro di Antonio Rubino. La “palla” passa adesso interamente a Peppe Provenzano, incaricato dal Nazareno di ricostruire dalle macerie un partito ridotto all’angolo.

Il disarmo bilaterale: via le firme dai ricorsi

La fine delle ostilità legali è l’effetto immediato del passo indietro di Anthony Barbagallo, che si è dimesso dalla segreteria regionale. Un addio arrivato proprio nel giorno in cui al Tribunale di Palermo venivano depositate le liste dei testimoni per il procedimento civile sulle presunte anomalie del congresso.
Davanti al repulisti imposto da Elly Schlein, l’area dei “bonacciniani” (la componente Alfieri) ha scelto la strada della tregua, formalizzando il ritiro degli esposti. Subito dopo è arrivata la mossa di Antonio Rubino, esponente della direzione nazionale Dem, che ha deciso di revocare la propria sottoscrizione per non trasformarsi nell’ultimo ostacolo alla “pax democratica”.

Rubino: “Cambiare idea è legittimo, ma serve serenità”

“Ho appreso che la sensibilità che fa riferimento a Stefano Bonaccini ha ritirato le firme nel ricorso sul congresso del PD siciliano in Commissione di Garanzia”, ha spiegato Rubino confermando lo stop alla battaglia legale. L’esponente dem ci tiene a precisare che non si è trattato di una crociata personale: “Non è mai stata mia intenzione porre un problema personale sul segretario dimissionario ma su un percorso congressuale che non mi ha convinto e che continua a non convincermi per le modalità con cui si è svolto, producendo come unico dato la residualità del PD siciliano nello scenario politico regionale”.
Tuttavia, davanti allo spettro di una definitiva frantumazione, Rubino cede il passo: “Cambiare idea è legittimo ma non è il mio caso. Tuttavia se la mia firma rappresenta un ostacolo alla pacificazione del partito, quella firma da questo momento non c’è più”.

L’era Provenzano e le sfide del Nazareno

Tramontata definitivamente l’ipotesi di un triumvirato o di un direttorio tra correnti, la segreteria nazionale guidata da Elly Schlein ha affidato a Peppe Provenzano il compito di guidare la transizione e trovare una sintesi unitaria. Non un commissariamento formale, ma un mandato politico forte gestito dal responsabile Esteri del Pd.

Un percorso che Rubino sposa apertamente, ringraziando il responsabile organizzazione Igor Taruffi per il “lavoro certosino e paziente” delle ultime ore: “Ho comunicato la piena disponibilità a dare una mano al percorso politico affidato a Peppe Provenzano, riconoscendomi pienamente nella valutazioni della segreteria nazionale”.

L’obiettivo adesso è rimettersi in marcia e uscire dalle stanze del Tribunale per tornare a fare opposizione nell’Isola. “Serve un partito forte ed autorevole capace di affrontare le sfide elettorali che abbiamo di fronte”, conclude Rubino lanciando l’affondo agli avversari, “che recuperi il tempo perso e che restituisca ai siciliani la speranza di un futuro migliore rispetto ad un presente caratterizzato dai malgoverni Meloni, Schifani e Lagalla”.