Non esiste un partito dei sindaci e Fratelli d’Italia deve spiegare il caso Sbardella. Da Siracusa,nel giorno in cui ufficializza l’ingresso nella Lega del sindaco di Augusta Peppe Di Mare, il segretario regionale Nino Germanà lancia due affondi in uno. Il primo è al movimento che Cateno De Luca definisce “il partito dei sindaci”. Il secondo è agli alleati di Fratelli d’Italia, a cui chiede “chiarezza” sulla posizione del loro commissario regionale.

Il partito dei sindaci “non esiste”

Germanà, sotto gli occhi del vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, e dell’europarlamentare Raffaele Stancanelli, parte dai numeri. “Ogni partito ha tanti sindaci”, spiega, citando Lega, Forza Italia, Pd e FdI. Anzi, “quello che viene decantato come partito dei sindaci forse è il partito che in Italia oggi ha meno sindaci di tutti”. Poi la conta: “Il partito dei sindaci oggi conta in Sicilia una decina di sindaci, in Italia forse una ventina”.

Il confronto con la Lega è netto. “Oggi la Lega in Sicilia conta nelle nove province sessantadue sindaci”, rivendica il segretario, ricordando che il partito ne ha più di cinquecento a livello nazionale e che costruirlo nell’Isola, nato com’era per difendere le ragioni del nord, è stato difficile. La conclusione: “Basta la Lega siciliana per battere questo decantato partito dei sindaci”. Con una precisazione: non vuole essere un attacco, ma una “puntualizzazione”.

Il caso Sbardella e la richiesta agli alleati

Poi il messaggio che pesa di più. Germanà dice di aver salutato con favore l’ingresso di De Luca nell’alleanza di centrodestra, ma aggiunge: “Pretendiamo noi dai nostri alleati chiarezza”. Il destinatario è Fratelli d’Italia. Il caso è quello di Luca Sbardella, commissario regionale di FdI, entrato insieme a Manlio Messina nella componente di Sud chiama Nord alla Camera, guidata da Francesco Gallo. L’accordo di De Luca con FdI vale a livello nazionale: in Sicilia, ha ripetuto più volte, il suo movimento resta all’opposizione del governo Schifani. Il rilievo era già stato sollevato da Tommaso Calderone di Futuro Nazionale, ma ora arriva da un alleato.

“Noi siamo cattolici, siamo religiosi, non abbiamo bisogno di fare sedute spiritiche per sapere”, taglia corto Germanà. E poi lo dice in chiaro: come è possibile, chiede, che “il commissario regionale di Fratelli d’Italia, un caro amico, Luca Sbardella” chieda ai siciliani di votare alle Politiche per il centrodestra “che dal ’94 sta insieme Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia” e poi alle Regionali di fare “una cosa diversa”.

Regionali e Politiche insieme

Il ragionamento poggia su una previsione. “Io sono convinto che si andrà a votare a scadenza naturale, si andrà a votare fra dodici mesi”, dice Germanà, con Politiche e Regionali nello stesso giorno: “Regionali e politiche si faranno insieme”. La scadenza naturale delle due legislature coincide, ma vale solo se non ci saranno scioglimenti anticipati. Nella sua lettura, l’ambiguità diventa così un problema immediato: lo stesso elettore dovrebbe votare con due logiche diverse sulla stessa scheda.

Di Mare nella Lega

E poi c’è l’occasione. Di Mare, rieletto a maggio con una coalizione civica dopo che Fratelli d’Italia gli aveva negato il simbolo, entra ufficialmente nella Lega. Germanà rivendica un partito che vuole rilanciare l’azione territoriale dei sindaci e chiude salutando ancora “con favore l’ingresso di Giuseppe Di Mare”.