Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
L’Autonomia siciliana compie 80 anni. A 80 anni ci sono
donne in forma e bellissime, da Jane Fonda a Sofia Loren. La Sicilia che come
Regione, ad Autonomia speciale, compie 80 anni, è come loro o assomiglia ad una
di quelle povere anziane che vediamo male assistite nei nosocomi siculi?
L’Autonomia siciliana non fu solo un compromesso per evitare scelte
separatiste. Era l’idea di una rifondazione, di un recupero dei divari enormi
con il nord del Paese, era la prima costituence di una nuova Repubblica, una
nuova Nazione in cui la Sicilia aspirava ad essere protagonista, essere al
tavolo dei vincenti, e non a quello dei perdenti.
La domanda da farsi è similare a quella della parabola dei
talenti, abbiamo saputo sfruttare i pochi o tanti talenti che la Provvidenza ci
ha messo a disposizione? Da quando c’è l’Europa siamo Regione ad obbiettivo 1,
cioè zona economicamente povera, abbiamo sfruttato gli investimenti comunitari
per uscire dal novero delle regioni ad obiettivo 1? Oppure vogliamo rimanere
sulla soglia come i mendicanti col piattino all’uscita delle chiese? Siamo
rimasti dei poveracci non riuscendo a sfruttare la spesa per significativi
miglioramenti?
Ma soprattutto negli indicatori generali il divario con il
Nord è cresciuto o diminuito? Il Veneto nel 1946 era una regione povera e
rurale, come la Sicilia, e non aveva, pur avendo la tradizione culturale della
Serenissima, una autonomia speciale come la nostra. Nel 1946 non aveva nemmeno
un sistema Regione visto che le stesse, a differenza della Sicilia, sono nate negli anni ’70. Eppure oggi il
Veneto, senza statuti speciali, anche se oggi in arrivo, è la locomotiva
d’Italia, la sua Sanità pubblica è più che soddisfacente, ha sviluppo e piena
occupazione.
Noi, invece, che abbiamo raggiunto? Quali target,
performance, traguardi abbiamo tagliato? Abbiamo, grazie alla nostra autonomia
disseminatrice, 14.000 km di strade provinciali, dirute e spesso franate.
Abbiamo paesi svuotati, riempendo non solo di giovani laureati, ma da un po’
pure dei loro anziani genitori, i comuni del Nord. Siamo, grande risultato, la
capitale dei neet, giovani che non studiano e non lavorano, in Europa. Prima
avevamo poche scuole e molti analfabeti. Oggi le scuole le abbiamo, ma i ragazzi
non ci vanno. Vanno a cercare catasto di legno, monopattini rubati, cassonetti dell’immondizia,
per fare una cosa arcaica, non certo moderna, le famose “Vampe di S. Giuseppe.
Ma nella tradizione religiosa che si faceva pure nel 1946 non si picchiavano
vigili del fuoco e poliziotti. Allora non veniva in mente a nessuno, ma se
qualcuno lo faceva poi se la doveva vedere con Scelba, e non era un bello
spettacolo.
Abbiamo qualche turista in più del dopoguerra, ma molto,
molto meno di Isole come Malta o le Baleari, che avevano molto meno di noi ed
erano più povere. Il solo lago di Garda ha più turisti di noi, che forse qualcosa
in più abbiamo, ma non valorizziamo. Caso eclatante quello di Agrigento, a cui
i Greci, la natura, la storia hanno dato tutto e siamo riusciti a fare un flop da
boomerang, per quello che è successo poi a Catania.
Non siamo dei performanti ottuagenari, abbiamo una macchina regionale
che se non ha un’età media di ottant’anni supera tranquillamente i sessanta, con
ciò che ne consegue su innovazione impraticabile, obsolescenza inevitabile, motivazioni
scemate, stanchezza assicurabile. C’è poco da festeggiare, e se mettessero 80 candeline
sulla torta dubitiamo di avere il fiato per spegnerle.
Ci vuole un’altra generazione, ed un’altra rifondazione, se vogliamo
una “Restanza”, come dice l’associazione dei comuni siciliani. Quelle precedenti
hanno fatto cilecca. Alla fine, quelli bravi, di talento, intelligenti, o furbi,
per varie motivazioni, se ne sono andati. Sono rimasti, nessuno escluso, gli altri.
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