Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Il ridicolo dibattito sul ddl degli enti locali andato in
scena a Palazzo dei Normanni dovrebbe essere trasmesso in tutte le scuole
dell’isola, come il processo di Norimberga o le visite ad Auschwitz delle
scolaresche. Per avere memoria che il Parlamento più antico del mondo è appunto
retrogrado, fermo al novecento, al voto mal sopportato alle donne nel
dopoguerra, e che ha ancora una visione medievale, da jus primae noctis. Pure
il digitale, quello in cui si scommette il PNRR, è sterco del diavolo per i
deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana. Si vogliono ancora delle
istituzioni siciliane ferme al secolo scorso, con le donne senza valore,
nonostante il voto di martedì, con una normativa che in forza di
un’interpretazione atroce dell’autonomia ci allontana dal Paese e dall’Europa. L’Autonomia
che vogliono le regioni del nord è per essere più avanzate rispetto al Paese,
noi la gestiamo per essere più arretrati. Il testo sugli enti locali di fatto
rimane nel limbo e rischia la bocciatura, segreta o palese. Questo rende
plastico il fallimento della maggioranza, compatta a bocciare la norma,
l’inesistenza di responsabilità con il governo praticamente assente. I comuni
sono i pilastri su cui si poggia l’isola, i luoghi dove abitano i cittadini, ma
questi si devono piegare all’oscurantismo di una classe dirigente regionale scollata
ormai dal suo territorio, autoreferenziale e dedita esclusivamente alla propria
personale sopravvivenza. Sopravvivo ergo sum, è il motto dei deputati del
Palazzo Reale. La gente di Sicilia vuole un futuro, lo vogliono giovani e donne
siciliane, sono affamati del pane dei diritti e delle opportunità, ma la corte
dei Normanni è sorda, al limite ogni tanto allunga qualche brioche ad amici e
clienti. Non si ricorda un tale scadimento della politica regionale, quell’aula
è stata calcata da giganti, da Alessi a Mattarella, da Aldisio a La Torre, da
Mannino a Macaluso. C’erano anche allora deputati minori, meno rappresentativi,
ma avevano il decoro, o il buongusto politico, di farsi guidare da persone
autorevoli e dotate di carisma. Oggi se uno legge le cronache parlamentari
sembra di essere all’asilo Mariuccia, con il presidente dell’assemblea di turno
che a microfono acceso chiede scusa di avere sbagliato a votare si
sull’articolo che riguardava la digitalizzazione dei comuni. Perché è ovvio che
tutti costoro hanno lo smartphone, ma i servizi ai cittadini devono rimanere
cartacei e quindi inesistenti. Sembra di essere tornati al 1455 quando
l’invenzione di Gutenberg venne giudicata arte del diavolo. Solitamente le
buone classi dirigenti sono più evolute del proprio popolo, in Sicilia vige
l’opposto.
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