Antonio Perna
Giornalista free-lance, tessera Odg 58807, cronista dal 1986 anno in cui l'Italia per la prima volta si connette a Internet
Esiste un’antica regola della politica italiana: quando mancano gli argomenti, arrivano gli antenati. Stavolta li ha tirati giù dagli alberi il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, secondo il quale gli avi del ministro Nello Musumeci, mentre nei Campi Flegrei già prosperava la civiltà, se ne stavano appollaiati a mangiare banane.
La battuta è stata pronunciata parlando di terremoti e di sfollati. Cioè di una tragedia. Ma c’è chi riesce a trasformare qualsiasi occasione in un comizio e qualsiasi comizio in una caricatura.
Musumeci gli ha suggerito una visita in libreria. È un consiglio che non si dà mai a cuor leggero. Ma, in questo caso, appare persino generoso.
La Sicilia, infatti, non ha bisogno di avvocati d’ufficio. Quando molti popoli europei stavano ancora imparando a costruire città, nell’isola si discuteva di filosofia, si innalzavano templi e si commerciava con mezzo Mediterraneo. La storia è un’opinione solo per chi non la conosce.
Il problema, però, non è l’ignoranza. L’ignoranza si corregge. Il problema è il riflesso culturale che affiora ogni volta che il bersaglio è il Mezzogiorno e, meglio ancora, la Sicilia.
Provate a sostituire la parola “siciliani” con qualsiasi altra comunità nazionale, etnica o religiosa. Si sarebbe aperto il tribunale mediatico. Editoriali indignati, interrogazioni parlamentari, appelli contro il linguaggio d’odio e lezioni di inclusione.
Invece erano siciliani.
E allora tutto diventa spiritoso.
Curioso modo di combattere i pregiudizi: conservarne uno, purché sia socialmente tollerato.
La sinistra che pretende di impartire lezioni quotidiane di rispetto e di inclusione inciampa spesso proprio sul rispetto. Non per cattiveria, ma per quella forma di superiorità morale che considera alcune offese imperdonabili e altre perfettamente digeribili.
Renato Schifani ha chiesto delle scuse. È comprensibile. Ma non sono i siciliani ad averne bisogno. Tremila anni di storia non si incrinano per una frase infelice. Le scuse servirebbero soprattutto a chi l’ha pronunciata, perché un rappresentante delle istituzioni dovrebbe sapere che l’ironia è un’arte e l’insulto è soltanto una scorciatoia.
Quanto a noi siciliani, lasciateci pure sugli alberi.
Da lassù il panorama è eccellente. Abbiamo visto passare Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi e Spagnoli. Continueremo a vedere passare anche questa politica da talk show, popolata da nuovi australopitechi ideologici che si credono all’avanguardia perché hanno imparato a lanciare slogan invece di idee.
Gli alberi, almeno, continuano a dare frutti.
Di certi dibattiti, invece, resta soltanto la buccia della banana.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook