Giusi Patti Holmes
Sono Giusi Patti Holmes, giornalista, scrittrice e, soprattutto, un affollato condominio di donne, bizzarre e diversissime tra loro, che mi coabitano. Il mio motto è: "Amunì, seguitemi".
A volte leggiamo i miti con così tanta leggerezza da non coglierne la ferocia che li avvicina ai nostri tempi. Il punto è che posizionando gli dei sull’Olimpo, che immaginiamo popolato da Pollon combina guai, dal padre fricchettone Apollo e dal dispettoso Eros, suo compagno di monellerie, per citarne solo alcuni, (mi riferisco, per chi non lo conoscesse, a un manga giapponese, uno dei cartoni animati più divertenti), li svuotiamo del contenuto crudele che contengono.
Efesto
Adesso, passando dall’universale al particolare, concentriamoci sul povero Efesto, partendo dalla certezza che fosse figlio di Era e approdando al ragionevole dubbio che non lo fosse di Zeus. La sua storia, che non è delle più rosee, ha diverse versioni. Secondo una di queste, in una contesa celeste, avendo parteggiato per la madre Era, fu scaraventato da Zeus giù dall’Olimpo fino all’isola di Lemno. Secondo un’altra, invece, il terribile gesto fu compiuto, addirittura, dalla genitrice che, infuriata per l’inaccettabile deformità del figlio, quanta sensibilità in questa divinità, lo gettò in mare dove fu accolto, per fortuna, dalle ninfe Eurinome e Tetide che lo crebbero come un figlio nella loro grotta sottomarina. E fu qui che imparò il mestiere di fabbro.
Dopo aver ricucito, con grande sofferenza, il rapporto con la madre, invitato in uno dei tanti banchetti, furbo come una volpe, litigò violentemente, con il re degli dei, suo ipotetico padre, che lo scagliò, nuovamente, giù dall’Olimpo. Questa volta, però, il povero Efesto, come leggenda vuole, fratturatosi entrambe le gambe, fu costretto a camminare con l’aiuto di un bastone. Considerato orribile nell’aspetto e di pessimo carattere, sfiderei chiunque al suo posto a essere amabile, decise di vendicarsi della madre costruendole un trono d’oro dove, non appena si fosse seduta, sarebbe rimasta imprigionata, non riuscendo più ad alzarsi. Le urla di Era, però, infastidirono a tal punto gli altri dèi da fargli implorare Efesto di liberarla, cosa che lui fece a patto di avere una sposa, che gli addolcisce la vita.
Chi fu la prescelta? Miss Olimpo, ovvero Afrodite, che, furiosa, iniziò una relazione extraconiugale con Ares, il dio della guerra. Efestuccio, non amato dalla madre, scaraventato dall’Olimpo dal presunto padre e cornificato dalla moglie, venuto a conoscenza del tradimento, deciso a cogliere in flagrante gli amanti, costruì una rete che venne posta sul letto in modo da imprigionarli. Il meccanismo, che funzionò alla perfezione, vide Afrodite e Ares, nudi sul talamo, umiliati dinanzi a tutte le altre divinità. La bella Gigogì, però, col suo irresistibile fascino, impietosendo i “colleghi” maschi, fu liberata, mentre Efestuccio dovette ingoiare il secondo indigeribile rospo.
Perché ho più volte definito Zeus come il “presunto” padre? Perché si narra che Era, pazza di gelosia per i suoi continui tradimenti, in tutti mari, in tutti i luoghi e in tutti laghi, decise di ripagarlo con la stessa moneta non ricordando, però, che essendo la dea del matrimonio non le era concesso trascendere. In suo aiuto, allora, accorse Teti che le diede un’alga con cui avrebbe potuto generare un figlio da sola, (contemporaneità del mito). Dopo nove mesi generò il piccolo, suscitando le ire del divin sposino.
Ed è da questo preciso punto che iniziano i dibattiti tra i mitologi: secondo alcuni, Era è precedente, nella genealogia divina, a Zeus e secondo altri, invece, nacque dopo che Efesto, con una martellata, aprì il cranio di Zeus. In entrambi i casi il racconto, fin qui fatto, non starebbe in piedi. Una certezza, però, l’abbiamo ed è quella che, nell’Attica, Atena Ergane, ovvero Era, ed Efesto, madre e figlio, venivano celebrati in una festa chiamata Calceia che si teneva il tredicesimo giorno del mese di Pianepsione, coincidente con la prima parte dell’autunno, tra metà ottobre e metà novembre.
Efesto e le sue mogli
Ad Efesto vengono attribuite, oltre a miss Olimpo, altre mogli. Nell’Iliade, ad esempio, viene citata Carite, la Grazia per eccellenza, ma tale tradizione non trova grande riscontro. Sull’isola di Lemno, la Nereide Cabiro, dalla quale ebbe due figli chiamati i Cabiri. In Sicilia, invece, la Ninfa Etna da cui nacquero i Palici, divinità dei geyser siciliani (lago di naftia presso Palagonia). Altri figli attribuitigli sono: Palemone, uno degli Argonauti; Ardalo, un celebre scultore e Caco, un pastore a tre teste, nato dalla relazione con Medusa, la celeberrima gorgone uccisa da Perseo. Nonostante non fosse un adone, non si può negare che Efesto, nel suo piccolo, fosse un tombeur de femmes, esclusion fatta per Afrodite. Al mio spirito romantico, si oppongono le razionali malelingue, presenti in ogni dove, che collegano la sua “fortuna” amorosa alla sua arte di costruire splendidi monili, tra i quali una collana d’oro in grado di donare fascino a chiunque la indossasse. Insomma, la vanità, nient’altro che vanità.
Identikit di Efesto
L’arte antica lo ha raffigurato barbuto, possente e vestito di una corta tunica da lavoro: in altre parole Russel Crowe ne “Il gladiatore” o il nostro Francesco Pannoffino. Chiamatemi pure “efestina”, ma sono sicura che a me sarebbe piaciuto, forse perché detesto i mister Olimpo. La madre degenere, ovvero Era, ai giorni nostri, metto la mano sul fuoco, lo avrebbe costretto, quasi certamente, a sottoporsi alla chirurgia estetica, non capendo di essere lei ad aver bisogno di una bella chirurgia “etica”.
Viva i non canonici Efesto perché, alla lunga e, anche, alla corta, la perfezione stanca.
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