Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Lo strano caso Guido Crosetto assume la fattispecie dell’incredibile, alcuni lo iscrivono a sciatteria e superficialità umana e politica. Ma questo onestamente sembra ancora più assurdo di una vicenda i cui contorni sono da teatro di Beckett.

Perché Crosetto, in un momento che definire poco opportuno è un eufemismo, era a Dubai? Per fare una vacanza con la famiglia, per raggiungerla e portarla via avendo avuto sensazioni, oltre che informazioni dalla nostra intelligence di pericolo imminente? E se questo fosse vero perché invece di volare via il venerdì sera si attarda, mettendo in pericolo i suoi cari, il sabato a fare un incontro con il suo omologo emiratino?

Questo strano incontro non era comunicato al governo Meloni, a quanto pare, e soprattutto al ministero degli esteri. Era una visita istituzionale, per le funzioni svolte dagli interlocutori, ma privata, senza procedure formali, anomalia forte, senza scorte, sherpa, cerimoniali. A questo punto sorge un dubbio che restituisce a Crosetto dignità politica e personale. Non potendo parlare con gli Emirati di esercitazioni NATO, visto che non fanno parte dell ‘Alleanza, era lì per proporre armamenti ad uno Stato piccolo ma ricchissimo, che si trova naturalmente in una zona a rischio.  Qualcuno populisticamente mi potrebbe dire che è politicamente scorretto, non etico, privo di trasparenza che un ministro si occupi di trattare argomenti come un rappresentante di commercio. Ma al di fuori dell’ipocrisia cosi fan tutti, o comunque molti Paesi, soprattutto in un’era in cui alle trattative tra Stati in guerra vanno businessman come il genero di Trump e lo storico socio degli affari immobiliari del tycoon. Ricordiamo che il ministro Crosetto prima di essere nominato alla Difesa era il rappresentante del comparto delle aziende produttrici di armamenti, rinunciò pure a cariche pubbliche per continuare il suo lavoro. E ricordiamo altresì che l’Italia ha un piccolo campione di tecnologia ed armamenti che si chiama Leonardo, che è controllata dal Tesoro. L’Italia ha una lunga tradizione di forniture militari nell’area, le precedenti versioni di Leonardo vendevano radar e tecnologie militari in medio oriente dallo Scià di Persia fino a Saddam. D’altra parte sono tecnologie costose e solo i paesi ricchi, e gli Emirati lo sono, possono permettersele. Questo tipo di trattative spesso assumono tratti di estrema riservatezza, in alcuni casi di ombrosità per dinamiche contrapposte, e per il carattere degli Sceicchi. E poi noi siamo un paese cattolico confessionale, con tutti i Papi che condannano la vendita di strumenti di morte, da cui riservatezza per evitare scomuniche sociali. Se questo fosse il quadro capiamo le ombre e gli imbarazzi che la gestione del caso Crosetto ha assunto, ma vince la Ragion di Stato, o meglio il profitto che Leonardo gira al Tesoro come dividendo. Certo se non fosse una trattativa che coinvolge Leonardo, la cosa assumerebbe tutto un altro sapore, ma siamo sicuri che Cingolani, ceo dell’azienda, persona seria quanto Crosetto sarà stato al corrente. Sembrerebbe tutto non politicamente corretto, ma è il business, ed oggi tutto sembra a lui orientato, anche se le belle coscienze rimangono scandalizzate. Non faceva così anche il compagno D’Alema?

Alla memoria viene in mente la metafora italianissima di Alberto Sordi, venditore di armi in mezzo mondo nel film “Finché c’è guerra c’è speranza”, la sua famiglia lo contestava sdegnata ma lui gli disse: io vado a dormire, se volete rinunciare ai privilegi che il mio lavoro vi assicura, non svegliatemi per il viaggio in programma. Ovviamente, nel carattere ipocrita italiano, lo svegliarono.

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