Ciro Lomonte
Ciro Lomonte è laureato in Architettura e appassionato di storia e arte della Sicilia, dal 2009 è docente del Master di II livello in Architettura, Arti Sacre e Liturgia presso l’Università Europea di Roma.
L’arte contemporanea pretende ancora di essere religione salvifica
Una terribile notte del 1968 il terremoto del Belìce colpì Gibellina. Tempo dopo il sindaco Ludovico Corrao (reduce dalla traumatica esperienza del Milazzismo) ad affidarne la ricostruzione ad artisti come Alberto Burri. È un caso di rigenerazione urbana al contrario, per fortuna unico nella storia siciliana, che giustifica il titolo di Gibellina Capitale dell’Arte contemporanea 2026. per alcuni una medaglia al valore, per altri il riconoscimento di una patologia non curata.
Non basta l’incubo in cui sono costretti a vivere gli abitanti, che difficilmente troverete per strada o nel sistema di piazze. Bisogna pure rieducarli, per convincerli di avere ricevuto il dono impagabile di essere circondati da architetture e opere d’arte dal misterioso potere taumaturgico. Il paesino del trapanese, con i suoi ruderi trasformati in monumenti e le sue installazioni artistiche create prima che si chiamassero così, rappresenta qualcosa di molto più radicale di un museo diffuso. Una calamita per i radical chic.
Dopo il terremoto l’avvocato Ludovico Corrao, una figura eccentrica e delusa dall’esperienza di governo regionale, chiama Burri, Consagra, Pomodoro, Cascella, Cucchi, Melotti, Mendini, Rotella e molti altri. Per fare cosa? Per dare all’arte contemporanea un laboratorio senza vincoli? A spese di chi? Un’idea visionaria quella del Sindaco Corrao, fiduciosa nell’arte al di là del buon senso. Un progetto tanto astratto quanto privo di anima, che non riesce a far scattare la partecipazione della gente del luogo. Con questa nomina, a 58 anni dall’ecatombe, Gibellina torna prepotentemente alla ribalta come laboratorio del non senso per creare non luoghi. “Portami il futuro”, titolo del programma, è perfetto nella sua doppia valenza: illusione di riscatto e imposizione di criteri intellettualistici.
Dal 15 gennaio 2026 – anniversario del sisma – Gibellina è diventata un circo stabile di mostre, residenze per artisti, performance, percorsi rieducativi. L’obiettivo è coinvolgere cittadini e artisti nello spirito di Corrao, costruendo un’eredità culturale non limitata all’anno del titolo. Ci riuscirà? Per rispondere bisognerebbe capire perché ha vinto contro Carrara, Gallarate, Pescara e Todi.
La giuria è stata esplicita: Gibellina è pioniera della rigenerazione urbana, capace di essere insieme città-opera e città da abitare. Già qui si collezionano una serie di sofismi che vanno bene solo per i proclami di convegni senza contraddittorio. È questa tensione dialettica – per nulla risolta e forse irrisolvibile – che ne fa un caso unico. Diversissimo da Matera, che si scopre antica e si fa turismo, e opposto a Venezia, che si consuma nella propria bellezza decadente. La verità è che Gibellina, territorio fatto paesaggio da una Land Art che espropria il privato per esibizioni pubbliche, resta il luogo del revenant, il fantasma del trauma originario che, attraverso l’arte, tenta di esorcizzarlo testimoniandolo e finisce invece per renderlo permanente.
A pochi chilometri, inquietante, un’immensa colata di cemento resta la pietra tombale sopra qualunque retorica della rigenerazione, la negazione di ogni idea di sostenibilità. È il Cretto di Burri. Irrisolto, incomprensibile nella violenza con cui ha modificato cordonate e isolati della Gibellina vecchia. A imporre una visione secondo la quale alcune ferite non si possono cicatrizzare, ma solo monumentalizzare. Intorno, un’altra domanda: cos’è davvero l’arte contemporanea? Il sopruso di chi vende agli altri, a caro prezzo, le proprie elucubrazioni, di solito sgradevoli?
Andrea Cusumano, direttore artistico del progetto con Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, risponderà a queste domande? Psicologo clinico convertito alla teoria scenica, parla di arte come pratica di presenza, non di rappresentazione. Un qui e ora chiamato ad abitare i luoghi, costruire relazioni, trasformare corpi e menti. Il budget messo a disposizione dal Ministero della Cultura e dalla Regione Siciliana aiuta: circa quattro milioni. Le ambizioni, però, sono più grandi: fare di Gibellina – di nuovo – un punto di riferimento nazionale per l’arte contemporanea, un catalizzatore culturale per l’intera Sicilia, rinnovando la scommessa che un territorio possa reinventarsi grazie all’arte contemporanea e solo grazie all’arte contemporanea.
Il programma è frutto del dialogo con un comitato curatoriale e scientifico: video-installazioni di Masbedo e Adrian Paci nel Teatro di Consagra; dialoghi tra Accardi, Battaglia, Boero, Ducrot e Vigo; una grande mostra sul Mediterraneo. E la riattivazione di ogni singola opera voluta da Corrao. La vera domanda, però, rimane: in un anno di attenzione, Gibellina nuova sarà in grado di trasformare decenni di abbandono in un modello sostenibile? Riuscirà a fare di questo riconoscimento non un ennesimo momento di gloria, ma l’innesco di una vera trasformazione strutturale? Che ne sarà delle Case Di Lorenzo (Francesco Venezia)? Della sfera nel cubo (la chiesa di Ludovico Quaroni? Della Casa del Farmacista e del sistema delle piazze (Franco Purini e Laura Thermes)?
Forse la risposta la darà la capacità di non accontentarsi del risultato, di non celebrare l’arte contemporanea, ma di interrogare sui perché dell’arte contemporanea, spiegando in cosa consisterebbe quella capacità energetica e politica che l’antichità classica e mediterranea aveva ispirato a Corrao. Ma forse lui non ne aveva chiara la differenza essenziale con l’arte autentica. Del resto, Gibellina è sempre stata questo: un paese che continua a urlare domande senza offrire certezze. Una città di fondazione dove l’arte contemporanea non decora lo spazio pubblico, ma celebra sé stessa. Dove abitare significa confrontarsi con opere scomode, con una memoria ideologizzata, con un futuro difficile da decifrare.
La salvezza potrebbe arrivare da Poggioreale
9-11 gennaio 1693, terremoto devastante in Val di Noto. 14-15 gennaio 1968, terremoto nella Valle del Belìce. A giudicare dagli esiti delle due differenti ricostruzioni qualcosa è andato storto: dagli splendori di un barocco unico al mondo (erano i tempi del Regno di Sicilia) agli incubi dell’arte contemporanea (complice lo Stato Italiano, colonizzatore di una Sicilia da esso mortificata).
Poggioreale Antica, il borgo trapanese della Valle del Belìce anch’esso vittima del terremoto del 1968, da “teatro delle rovine” qual è oggi, può tornare presto ad animarsi di persone e attività. E questo grazie ad un progetto di rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici finanziato dal ministero della Cultura. Poggioreale Antica si trova in provincia di Trapani, a meno di due chilometri dal Cretto di Burri. Diversamente da quello essa rappresenta la memoria viva di quella che è stata la tragedia del terribile sisma. Poggioreale Antica è rimasta per gran parte intatta, e per questo costituisce la fotografia di quello che era architettonicamente un borgo siciliano negli anni Sessanta, con il suo reticolo di vicoli, stradine, scalinate, e il ricco patrimonio di piazze, chiese, campanili, palazzi nobiliari e case di contadini. Armoniosamente inserito nell’orografia del territorio.
«Questo progetto» – spiega il sindaco Carmelo Palermo – «innanzitutto sana una frattura con la comunità locale che potrà così riappropriarsi di luoghi che custodiscono la memoria della città. Poi è una sfida contro lo spopolamento e allo stesso tempo una opportunità per quei giovani che qui vogliono costruire il proprio futuro. Non si può vivere solo di ricordi. Occorre osare. Poggioreale Antica diventa una prospettiva di crescita per le nuove generazioni. Sapremo onorare questa sfida». La Poggioreale Antica ha un fascino particolare, e per questo è stata il set di numerosi film, scelta da registi come Giuseppe Tornatore, Pasquale Scimeca, Ciprì e Maresco.
Prevista, tra le altre cose, l’attivazione di un percorso di visita in sicurezza dall’ingresso di Palazzo Agosta fino a piazza Elimo, con un progetto di illuminazione artistica che consentirà così le visite serali. Un locale comunale a piazza Elimo diventerà uno spazio di “co-working” a disposizione della comunità locale dove ideare e sviluppare nuovi progetti. Sarà istituito un “Osservatorio sul patrimonio culturale immateriale del territorio” mediante l’applicazione della metodologia Reil (Registro delle eredità immateriali di interesse locale) attivando un processo di ricerca e individuazione del ricco patrimonio culturale intangibile: tradizioni, conoscenze, pratiche religiose e saperi.
Poggioreale Antica, in connessione con la Poggioreale Nuova, costruita dopo il terremoto a pochi chilometri dal vecchio borgo, farà da palcoscenico per un intervento denominato “Crimisound” e rivolto ai giovani della locale comunità, che prevede concerti, spettacoli teatrali, mostre e festival letterari. Saranno attivati partenariati con enti pubblici e privati per il recupero dei vecchi immobili danneggiati dal sisma, e in tal senso il Comune ha già avviato una campagna di promozione con la comunità di emigrati in Australia; tra questi non pochi quelli che hanno manifestato il proposito di finanziare il restauro conservativo di alcuni immobili agevolando il recupero e la rifunzionalizzazione degli edifici promuovendo così l’albergo diffuso.
Staremo a vedere. Per il momento ci limitiamo ad osservare che l’enfatica piazza realizzata su progetto di Paolo Portoghesi per Poggioreale nuova e l’antistante chiesa di Franco Purini sono repulsive, Capita di assitere a feste di paese in cui gli abitanti si accalcano nelle strade attigue pur di non ritrovarsi in paesaggi surreali. Invece Poggioreale antica è metà di visitatori, incuranti del rischio di crollo degli edifici. Un motivo ci sarà. Eppure quelli che si riempiono la bocca di espressioni come “rigenerazione urbana” sembrano non rendersene conto.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook