Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Abbiamo assistito, e stiamo continuando ad assistere, ad una tragica commedia politica siciliana di stampo ellenistico, come le rane di Aristofane. Solo che per pervicacia di ostinazione, sulla pelle dei siciliani, per “cutra” e sopravvivenza, sembrano più “crastoni”, le lumache con le corna, che rane. Ognuno tira il suo, senza partiti, tutti spaccati, senza coalizioni, senza leader, ognuno per sé e amen. Nel frattempo indagini, rinvii a giudizio, peculati e mercimoni parlamentari, con politici che contestano i loro dirigenti, con La Vardera che prende in giro pure i suoi teorici, molto teorici, compagni di viaggio. Ma comincia il viaggio in queste condizioni? Il rimpasto ventilato da un anno intanto non si fa, lo farà tra poco, con i suoi tempi e procedure, la magistratura togliendo di mezzo registi e candidati assessori.
Quale rimpasto si può fare, e soprattutto per fare cosa? Per accontentare uno è scontentarne tanti? Non ci sono due deputati che stanno insieme, altro che gruppi parlamentari o partiti. E poi cosa si deve ottenere, visto che ci sarebbe solo minore coesione, maggiore competenza? Se fosse questo l’obiettivo Schifani dovrebbe fare un suo personale governo tecnico azzerando la giunta. Una personalità che ha guidato il Senato avrà certamente una agendina con i cosiddetti numeri di telefono di alto profilo. Poi bisogna vedere se costoro vogliono partecipare a mettere la faccia per risolvere problemi atavici, trentennali ed oltre, come l’acqua o la macchina regionale che tra 4 anni va in pensione per età raggiunta dall’intera dirigenza, o tantissimi altri.
Oggi al posto delle soluzioni, al posto dei progetti da rendicontare, al posto delle “best practise” ci sono le pessime prassi consociative e plurali. Chi non le fa le sa, ma non le denuncia, perché l’istinto della lumaca le fa uscire allo scoperto solo dopo la pioggia, di soldini, in cerca di cibo per sopravvivere, anche senza politica, questa ormai sconosciuta. Come piccoli pesci in un grande laghetto, disse qualche anno fa un deputato in un impeto di poetica sincerità. Solo che l’acqua del laghetto è ormai putrida. E lo sanno bene i magistrati siciliani, che hanno montagne di carte, ipotesi di reato, visione di una devianza complessiva dalla legalità o legittimità.
E se i cosiddetti “crastoni”, le lumache attaccate alle loro casette parlamentari, non sono d’accordo? Si voti allora, ma questa commedia tragica non fa più ridere nessun siciliano.
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