Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
La politica italiana da anni è affetta da infantilismo. Tentativi
di riforme, spesso ad personam o a tutela di gruppi, mai per cose che
interessino o convincano la maggioranza degli italiani. Tutto questo perché in
maniera infantile chi ha il pallone in mano gioca fino a quando vince, poi
appena non gli piace più il gioco vuole andarsene con il pallone, pensando che
sia suo, e non del corpo elettorale o del popolo. L’emendamento sulle
preferenze bocciato alla Meloni, che su quello infantilmente si voleva giocare
la partita, rientra perfettamente in questa logica. Nessun vero vantaggio per
la rappresentanza democratica, in quanto quell’emendamento incideva solo su un
15% massimo di eletti scelti dai cittadini, gli altri rimanevano nominati dai
vertici dei partiti, ma grande furbizia per coprire la vera truffa, il super
premio di maggioranza dato ad una minoranza, il 42%, di una minoranza, vista
l’astensione, degli aventi diritto al voto. Tutto un gioco di minoranze che va
avanti da anni, che può essere consentito in particolari forme di società per
azioni, ma non in una comunità democratica. Pensare che la furbizia potesse
funzionare è stata una grande ingenuità, c’erano segnali chiari, anzi stupisce
il gioco d’azzardo che gli dei di Omero, quelli dell’Odissea di Nolan, hanno
voluto perso per un solo voto. Oggi la legge elettorale può continuare
proceduralmente, ma è finita politicamente. La maggioranza, molto relativa, non
c’è più. Non c’era nemmeno con il No al referendum, e non c’è oggi su una legge
che nelle intenzioni iniziali doveva stabilizzare la Meloni al governo. Doveva
appunto, ma nel frattempo sono successe due cose. Da un lato Marina Berlusconi
si è presa i capigruppo di FI, e questo ha inciso e non poco, dall’altra la
crescita impetuosa di Vannacci ha non solo frantumato la Lega di Salvini, ma ha
destabilizzato le ragioni fondanti del centrodestra creato da Silvio
Berlusconi. L’ultima vera annotazione politica di Silvio, quella scritta sul foglietto
al Senato, ci faceva capire alcuni limiti della nostra premier: presuntuosa, supponente
e arrogante.
I No che sta ricevendo dal sistema Italia potrebbero aiutarla
a crescere in alcune doti: umiltà, pazienza e flessibilità. Perché il mondo non
finisce domani e nessuno è indispensabile.
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