pippo manuli

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 IL SAN GIORGIO DEI SALESIANI

 Quando il teatro apparteneva alla città

C’è una pagina della storia teatrale di Taormina che meriterebbe di essere salvata dall’oblio.


È la storia del Teatro San Giorgio dei Salesiani, un piccolo grande palcoscenico nel quale, per anni, generazioni di taorminesi si ritrovarono a fare teatro.

Non erano, professionisti.

Erano uomini e donne che nella vita facevano altro, ma che al teatro dedicavano tempo, entusiasmo e passione.

Era il teatro fatto dal popolo per il popolo.

E proprio per questo rappresentava qualcosa di straordinariamente importante per la città.

Un palcoscenico di talenti

Al San Giorgio si incontravano persone diversissime tra loro, accomunate dalla stessa passione.

C’era Sarò Raccuia, regista e animatore di quelle esperienze.

C’era Carmelina Cicala, attrice.

C’era Bucalo, conosciuto anche per il suo lavoro come custode del Teatro Greco, che sul palcoscenico diventava attore.

C’era Turi Carnazza, straordinario talento comico, capace di conquistare il pubblico con quella naturalezza che spesso appartiene più ai grandi dilettanti che ai professionisti.

C’era Nino Monaco, dipendente comunale, che trovava nel teatro una seconda dimensione della propria vita.

C’era Rita Patanè.

E c’erano decine di altri uomini e donne, oggi forse difficili persino da ricordare tutti, che riempivano quelle compagnie e quelle serate.

Nessuno di loro aveva bisogno di un cartellone internazionale.

Avevano bisogno di un palcoscenico.

E il San Giorgio quel palcoscenico glielo offriva.

 La sala, le prove, l’attesa

Bisogna immaginare Taormina di allora.

Le prove dopo il lavoro.

Le battute ripetute.

Le scenografie preparate con mezzi semplici.

I costumi.

Le discussioni sulla regia.

Le risate.

La tensione prima di entrare in scena.

E poi il pubblico.

Famiglie, amici, conoscenti, cittadini che venivano a vedere qualcuno che conoscevano nella vita di tutti i giorni trasformarsi, per una sera, in un personaggio.

Era un teatro senza divismi.

Un teatro nel quale il successo non si misurava in incassi o recensioni, ma nella soddisfazione di aver portato a termine uno spettacolo e nell’applauso della propria gente.

Quello spazio dei Salesiani diventava così un luogo di socialità, di educazione e di cultura.

 E Cutrufelli?

È inevitabile, parlando della cultura teatrale taorminese di quegli anni, pensare a Giovanni Cutrufelli.

Non sarebbe corretto sostenere che le compagnie del San Giorgio fossero una sua diretta emanazione.

Ma sarebbe altrettanto difficile pensare che una città nella quale Cutrufelli aveva vissuto, lavorato, formato giovani attori e portato il grande teatro potesse rimanere estranea alla sua esperienza.

Cutrufelli aveva contribuito a creare a Taormina un ambiente nel quale il teatro era cultura, formazione e passione.

Il Teatro Antico rappresentava il grande palcoscenico.

Il San Giorgio rappresentava, in qualche modo, il palcoscenico della comunità.

Non necessariamente un rapporto diretto.

Piuttosto, un clima culturale.


Un’idea del teatro che dalla grande scena poteva propagarsi nella città e incontrare persone che, pur senza diventare professionisti, sentivano il bisogno di recitare, di stare insieme, di raccontare storie.


E forse è proprio questa la chiave per comprendere quella stagione.

Il teatro come appartenenza!

Pippo Manuli già assessore al Turismo e altro…. 

lì 3 settembre 2026.



Luogo: Istituto Salesiano di via Don Bosco., Don Bosco, sn, TAORMINA, MESSINA, SICILIA

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