Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Il deputato finito nell’occhio del ciclone nisseno
dell’inchiesta sul Cefpas è come Nessuno, il personaggio inventato da Odisseo
per fregare Polifemo. Nel poema omerico. Polifemo il gigante accecato, come cieche
sono state le istituzioni siciliane per anni, ripeteva a tutti i suoi
conoscenti che chi lo aveva fregato era Nessuno. Nessuno è la cifra degli atti,
delle leggi, degli ordini del giorno, delle interrogazioni che il deputato
originario della Valle dei templi, e quindi acheo come Odisseo, ha prodotto
nelle sue legislature. È rarissima la sua presenza a Palazzo dei Normanni,
nessuno si ricorda un suo intervento in aula per sostenere qualcosa, un
qualunque atto politico, una denuncia, un afflato che potesse ricalcare
Cicerone. Eppure il signor Nessuno era potente, tramava ed ordiva nell’ombra,
come Catilina, ed otteneva la mercede del suo agire. Fu uno dei più feroci congiurati del parricidio
politico di Gianfranco Miccichè, storico coordinatore nell’Isola di FI, come
Bruto, rinnegando al canto del gallo le antiche frequentazioni e piaggierie. Il
prezzo fu il listino regionale per Agrigento, dove due sono gli eletti, grazie
a questo suo potere umbratile, di Forza Italia. Agrigento dalle frasi espunte
dall’indagine è il terreno di scontro tra bande, un caos meno
pirandelliano e più verghiano, insistente sulla roba del potere, tra
il deputato “Nessuno” e l’ex potentissimo direttore generale della
Sanità, Salvatore Iacolino, a capo della centrale rischi del sistema, spesso
corruttivo, siciliano. E tra Agrigento e Caltanissetta c’è mezz’ora di strada,
una bretella tra le più nuove dell’isola, ma troppo lunga per gli affetti di
Nessuno.
Il deputato Nessuno sembra non interessarsi alla politica, al
fare le cose per la sua comunità, solo per sodali, amici e parenti. A questo,
questa visione predatoria esclusiva, si deve ascrivere la sconfitta del
centrodestra nella città erede di Akragas, tra le più magnificenti della Magna
Grecia. Ma è difficile fare politica quando non si è interessati a farla, ad
esporsi, battersi per gli interessi legittimi del proprio territorio. Se si ha
il profilo lombrosiano di homo homini lupus, quello descritto da Thomas Hobbes,
è arduo muoversi alla luce del sole, l’ombra, il sottobosco della politica, la
notte della coscienza, sono i luoghi ideali per predare. E Nessuno era, forse
per natura e non per scelta, un predatore, come testimoniano alcune intercettazioni
che riguardano i cv metaforici di alcune malcapitate, oggetto del desiderio e
dei peggiori istinti. In Sicilia si diceva che cumannari è megghiu che futtere,
ma questo per chi ha l’ambizione narcisistica di autoreferenzialità,
l’orgoglio di amministrare coram populo la res pubblica. Per chi invece si
nasconde, per chi vuol stare dietro le quinte, a creare zizzania ed
approfittarne, per chi sceglie la via umbratile di Nessuno allora cumanni e
futti.
Soltanto che mentre lui “futte” noi siciliani
depredati di soldi, dignità politica, delle nostre figlie molestate, ci
affliggiamo. Pertanto dobbiamo trovare una soluzione per liberare questa Isola
e portare tutti i Nessuno, lui non è il solo, in una Itaca, magari abitata da
Proci come lui.
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