Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Totò assolto, anzi archiviato. Lui che si era, ma ha fatto
bene il suo avvocato, affrettato a patteggiare i servizi sociali per una
vicenda di raccomandazioni in un concorso, alla fine è stato archiviato su
tutte le diverse e plurime altre contestazioni che lo avevano buttato in prima
pagina sui giornali nazionali come il mostro, il serial killer della politica
italiana. Sembra quasi il film di Benigni, il Mostro del 1994, in cui un uomo
stravagante e un po’ imbranato viene scambiato per un serial killer che
terrorizza una città. Che sia un po’ imbranato lo si poté intuire quando disse
ai carabinieri, che stavano perquisendo casa: forse ho fatto una cazzata.
Ma intanto il mostro per l’opinione pubblica è stato
servito. Lui è il bersaglio facile, quello grosso, perché tutti, dal Manzanarre
al Reno, conoscono Totò Cuffaro da Raffadali. Lui fa vendere i giornali, perché
non c’è nemmeno bisogno che le cose siano vere, basta che siano verosimili. Perché
in un mondo imbinariato, gestito da algoritmi e AI, lui è uno che a tutti dice vediamo
cosa si può fare. Se hai un problema difficile da risolvere, da una tac
alle calende greche ad un campo di meloni d’inverno a cui la Regione lesina
l’acqua, l’unico santo a cui rivolgersi è in Sicilia Totò. Questa Sicilia, che
non da servizi, che non ha regole civili, non ci dovrebbe essere, ma c’è, e
dunque esiste Cuffaro. La prece della spes contra spem.
Totò fa comodo a tutti, in primis ai suoi colleghi in
politica, a cui fa scudo come un Capitan America siciliano. Tanto beccano
sempre lui, ergo noi rimaniamo impuniti e continuiamo a fare ciò che ci
aggrada. Perché lui si vende facile come capro espiatorio, le prende lui per
tutti le mazzate, risulta comodo anche per chi tenta le indagini, perché hanno
un naturale vento a favore, un maestrale robusto che spinge da nord, di una
nutrita parte dell’opinione pubblica. Lui è l’archetipo del siciliano sporco,
brutto e cattivo come Eli Wallach nel film di Sergio Leone. Colpevole lui,
salvi tutti. Lui ci esime da indagare la realtà, da scoprire cause e colpevoli.
Lui lo è di default ormai. Lui è l’unico Mostro in una terra di santi e
navigatori di bassezze. È più colpevole Cuffaro o i tanti padri e madri di
famiglia che ricorrono a lui per aiutare i figli? E lo fanno tanti, non tutti,
ma un’enormità.
Per fortuna che c’è Cuffaro. Qualcuno il conto lo deve pur
pagare. La sua colpa? Tante, tantissime, mabchi è senza peccato scagli la prima
pietra in questo mondo di incensati. Ma una su tutte gli possiamo, noi che
gliela abbiamo detto, dare: ostinarsi a fare politica. Lui con la faccia da
mostro da prima pagina.
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