Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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È estate ma il Ponte sullo Stretto è finito nelle nebbie della procura di Roma. Non è un fulmine a cielo sereno, già le 68 osservazioni del comitato tecnico due anni fa avevano costruito delle faglie, ma erano robe astruse per ingegneri e per giuristi ambientali, poi arrivò il parere negativo della Corte dei Conti. A quel punto ci sarebbe voluto una legge, concordata con Bruxelles visto l’impatto sulle normative europee delle osservazioni, per superare l’ostacolo. Chigi pur borbottando non rispose con una norma, né d’urgenza né ordinaria. Ma Salvini disse urbi et orbi che saremmo andati avanti, come aveva detto l’anno prima, e quello prima ancora. In mezzo ci fu l’ammonimento del Quirinale su un emendamento che spostava i controlli giurisdizionali sull’opera. Cosa era successo? Che a Caltanissetta la procura aveva trasmesso a quella di Roma, per competenza, un fascicolo riservatissimo, tant’è che non ne sappiamo più niente, su uno “strano” colloquio, intercettato, tra il presidente del consorzio Eurolink incaricato di costruire l’opera ai sensi di una gara di 20 anni fa e il numero 2 della DDA, il giudice Prestipino, il quale immediatamente si dimise e si mise in quiescenza. Se il giudice era un personalità famosa molto di più era il suo commensale, il funzionario che scortò Buscetta dagli States, poi Capo della Polizia, a seguire dei Servizi, successivamente presidente della più strategica partecipata dello Stato, Leonardo, ed oggi a capo del consorzio che deve, o doveva, costruire la più importante opera mai costruita. La nona meraviglia del mondo, altro che Beethoven.

Oggi spunta un’indagine della procura romana su un altro magistrato, l’ex procuratore aggiunto della Corte dei Conti, indagato per corruzione ai fini di sistemare il parere negativo della Corte. Voleva in cambio essere nominato presidente dell’anti trust, una sciocchezza facile facile. Per una nomina del genere si devono allineare i pianeti, non è una tangente alla portata dei due corruttori, uno dei quali in stretto rapporto con la società pubblica Ponte sullo Stretto. Costoro per promettere al giudice un incarico di questo genere con chi avevano parlato o millantato di parlare?

Due cose sono chiare dopo tutte queste cose, il Ponte dei sospiri non si farà a breve, e forse mai. La seconda è che la Sicilia ci ha rimesso i soldi del fondo di coesione utilizzati per l’inizio dei lavori ipotetici. Finiranno in consulenze perizie, progettazioni quasi definitive, ore esecutive, quasi finali. Soldi buttati al vento per i siciliani, con cui si potevano, prima che arrivassero i pareri di cui sopra, costruire strade, scuole, ospedali, parliamo di quasi un miliardo di euro. Una Regione seria se li farebbe restituire, porrebbe un quesito alla stessa Corte dei Conti che tentavano di corrompere e all’avvocatura dello Stato su come fare. Mi sembrerebbe il minimo sindacale. Siamo sicuri che Fedriga, presidente di Regione autonoma lo farebbe, invece di perderli irrimediabilmente per pagare non si sa cosa. Buttati al vento per noi, ma burro per le tasche di chi li ha ricevuti o riceverà. Perché nonostante tutto questo la farsa del Ponte va avanti, come l’orchestrina sul Titanic. Solo che una scialuppa di salvataggio per loro, sulle acque tra Scilla e Cariddi, ci sarà.

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