Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Just an illusion cantavano gli Immagination nei primi anni ’80 dell’ormai secolo scorso. E potrebbe essere così, solo un’illusione, anche per il centrosinistra italiano e siciliano. Sicuramente è stato un voto di opinione pubblica negativa per il governo Meloni, ha pesato una campagna referendaria pessima e figure chiave negative. Ha pesato un vento di crisi economica, poca produttività, bassi salari, e dinamiche internazionali angoscianti, se perfino Rampelli, primo mentore della Meloni, ha indicato nel filo trumpismo un errore strategico.
Ma l’italiano ha votato su un quesito, conservare o
modificare la costituzione, e su questo si è dimostrato più conservatore dei
conservatori Meloniani.
Per quanto riguarda la Sicilia, essa si è dimostrata
indifferente rispetto al tema, bassissima affluenza che ha dato però una
maggioranza in alcuni centri, vedi Palermo, quasi bulgara al No. La classe
dirigente del centrodestra è stata praticamente latitante, vuoi per
disinteresse impolitico, vuoi per paura o senso di colpa.
Ma il centrosinistra, soprattutto isolano, sbaglierebbe a
pensare che questa onda del No sia esclusivamente sua. E le prossime regionali saranno
tutte da vedere. Perché dire NO è più facile, visto anche il carattere non
brillantemente riformista degli italiani, convincere che ci sia una “valida”
alternativa di governo è un’altra cosa. I
politici di centrodestra siciliani, oggi sparpagliati, divisi fra loro, indifferenti ai temi di politica nazionale, lotteranno
per la loro sopravvivenza personale, solo che in questo clima giudiziario, e non
per colpa della magistratura questa volta, in cui è precipitata l’isola non
sarà semplice trovare i comprimari. Perché solo 70 sono i seggi in palio all’Ars
per le regionali e fare il portatore d’acqua di una coalizione, non più
invincibile, non è molto motivante. Poi ci sono i cicli della storia, il
centrodestra governa già da due legislature, e mentre in Veneto e Friuli i
livelli di servizio, su cui si misura la governance, sono alti, in Sicilia non
è cosi. I conti della Regione, per una serie plurale di fattori, sono
migliorati, ma non lo sono il reddito pro capite, il tasso di povertà, le
disfunzioni dei servizi pubblici siciliani.
I Comuni in particolare sono allo stremo, e di conseguenza i
servizi ai cittadini. La Sanità sembra non uscire mai da una funzione servente,
per alcuni, ma non per i pazienti.
Le vicende giudiziarie, che forse non sono finite, ovviamente
paralizzano la maggioranza che oggi invece avrebbe bisogno di rinnovarsi. Schifani
potrà rilanciare la sua azione con uno spirito nuovo, di qualità, e di prospettiva?
Nell’altro campo, quello progressista sarà importante non pensare
che le persone che votano contro si trasformino automaticamente in votanti a favore.
Per riempire le vele della barca di centrosinistra di consensi bisogna che ci siano
le vele. E le vele sono idee praticabili, non chimere, e visione di futuro in un
mondo che cambia alla velocità della luce mentre, per fare un esempio il PD è ancora
bloccato, con ricorsi anche civilistici, dopo un anno sulle sue vicende congressuali,
che non pensiamo facciano non dormire la notte all’elettorato siciliano. E soprattutto
oltre all’idee devono trovare una leadership, possibilmente nuova, vista la voglia
di cambiamento che ha spinto a votare tanti giovani, che abbia due caratteristiche.
Che sia una persona credibile, che sappia per età, e per attitudini sociali, fare
cerniera tra i giovani, che vogliono partecipare e contare, e l’enorme massa di
anziani che la Sicilia, ormai terra di vecchi, ha dentro le sue comunità, spesso
poveri, senza assistenza ed in solitudine.
Ci si salva insieme e non da soli, come fulgidi perdenti, cercando
di convincere i tanti moderati, che nell’isola sono ancora maggioranza relativa,
delusi da visioni asfittiche, clientelari per amici e parenti, senza qualità della
vita, in una corsa al ribasso.
Se invece il centrosinistra persegue alcuni mood estremi, anche
se consolatori, a saltare e cantare Bella Ciao, si troverà al voto per l’isola al
solito “vitti na crozza”. Vincerà la visione di futuro possibile “glocal” in “un
mondo che non ci piace più”, ma con cui dobbiamo fare i conti. E soprattutto vincerà
chi sarà inclusivo, e non esclusivo. Già tra poveri economici, culturali e generazionali
gli esclusi sono già troppi.
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