Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Come altre volte, come sempre, la Sicilia diventa laboratorio. Il centrodestra, che governa la Sicilia e l’Italia, è fotograficamente entrato in crisi. Dove si è palesata, quale fenomeno, quali sintomi l’anno resa evidente? I tabulati dei sismologi della politica potrebbero dirci che proprio a Niscemi, cittadina dell’entroterra siculo, dove una frana ha reso inabitabile un terzo del territorio urbano, anche la politica ha avuto il suo inizio franoso. Certo c’erano le guerre e le crisi geopolitiche, ma nulla scalfiva gli struzzi del consenso italiani. A Niscemi il quadro è cambiato.

La Premier Meloni si è recata da sola, più  volte, non volendosi fare accompagnare dal presidente della regione di Forza Italia, Renato Schifani, e nemmeno dal suo predecessore, ministro della protezione civile, Nello Musumeci. Tutti gli attori politici del centrodestra sono andati a farsi fotografare a Niscemi separatamente.

Una volta nel momento del bisogno, di una calamità, gli italiani si univano, qua, a Niscemi, non si riuniscono nemmeno i sodali di coalizione. In questa frattura si può cogliere, plasticamente, fotogramma per fotogramma, la faglia autoscomponente del centrodestra, in Sicilia come in Italia. A seguire la procura di Gela indaga 20 anni di amministratori locali, molti di centrodestra, tra cui l’attuale governatore e l’attuale ministro della protezione civile. E qui si innesca una ulteriore faglia, qui di tipo sociale, tra organismi di controllo e potere politico. I magistrati di questo procedimento dovranno giudicare non solo singoli fatti, ma una storia lunga di omissioni e colpe politiche. Un processo di portata storica.  Questo frazionarsi e dividersi a Niscemi degli attori del centrodestra sembra similare a quello dei convenuti con difensori e strategie differenti davanti al giudice, in questo caso il corpo elettorale. Ed il ritorno del proporzionale, anche se non puro, evoca il motto ognun per se e Dio, quale dio visto che Silvio non c’è più, per tutti.

C’è molto cupio dissolvi in questa profetica storia siciliana, ed anche una vena di follia autodistruttiva. Quando non si vuol più stare insieme, perdendo le motivazioni del connubio sodale, si riesce a fare di tutto. Come quello che è successo ad Agrigento, lì la frana è stata esclusivamente politica, con un consiglio comunale a schiacciante maggioranza di centrodestra ed un sindaco sbucato, forse, dal nulla di centrosinistra. Il Sodano eletto vedremo di chi avrà sodalità, è stato votato essenzialmente da elettori del campo avverso, visti i numeri in consiglio. È folle tutto questo? Agrigento, la pirandelliana Akragas, terra del caos ancestrale, è stata accecata dalla hibris? Per capire tutto questo basterebbe recarsi sul viale alberato di fronte la splendida Valle dei Templi dove si trova la direzione della azienda sanitaria locale, appena detronizzata del suo vertice per le vicende, altamente formative e culturali, del deputato Nessuno. Sul frontone neoclassico vi è una frase illuminante , “qui non tutti lo sono e non tutti ci sono”. Ossia tutti quelli qui dentro, il palazzo era un residuo manicomiale, non è detto che siano pazzi e non tutti i pazzi sono qui. Ce  n’è molti in giro, presi da deliri di sopravvivenza personale, che hanno smarrito la saggezza. In particolare modo in politica.

Queste due cittadine siciliane sono il vero termometro della crisi di sistema politico in Sicilia ed in Italia, di cui la prima è la chiave secondo Goethe, che ha smarrito la cosa principale, la politica. Ed il “melonellum”, forzatura di stabilità senza politica, non è la cura, sarebbe solo morfina palliativa. La Sicilia fa paura al centrodestra italiano, ma non solo a quello, perché è il focolaio della pandemia folle. Pertanto tutti si stringono a corte a Schifani, indipendentemente da un amore sincero, per evitare dimissioni dopo una marea di scandali che non finiranno presto. Lui si pensava Pilato, governatore romano, ma se va bene farà Simone di Cirene, se non lo vogliono inchiodare sulla croce. Se si votasse a breve per le regionali il popolo siciliano si comporterebbe molto probabilmente come ad Agrigento, ricordando la frana di Niscemi. E franerebbe anche l’Italia. Inevitabilmente.

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