Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
La deteriore narrazione della vicenda di Nicole Minetti sembra
una parodia distopica del film “La Grazia” di Sorrentino. Nel film con Tony Servillo
il presidente della repubblica era ultra prudente e decisamente non favorevole
a concessioni, in questo veniva rimproverato dalla figlia, valente giurista,
che curava personalmente le procedure di grazia. Tutto è molto profondo, con
grande introspezione psicologica, dubbi non solo giuridici, ma umani che
emergono. Nella pellicola c’è un ministro alla Giustizia che preme per la
concessione, con un personale conflitto di interessi. Le domande sono due,
estremamente soppesate, la figlia del presidente si reca in carcere per
conoscere de visu, e non solo burocraticamente, le persone oggetto del
provvedimento eventuale. Tutto viene scremato con minuzioso impegno. E con la
lentezza della prudenza.
La vicenda Minetti è il suo opposto, la procuratrice
generale per competenza che si dichiara pur diligente ma magari non perspicace,
gli organi del Quirinale preposti che tacciono più dell’affaire Ustica. Tutto sembra
improntato a burocrazia fallace, impersonale,
superficiale. Nel tempo di internet risulta difficile che tutti i
burocrati preposti non sappiano chi è Nicole Minetti, ma tutto viene affrontato
con ciclostili borbonici, prestampati da Istituto poligrafico dello Stato. Le richieste
di grazia in questi anni sono state 4.000, e di queste solo l’1% hanno trovato
risposta favorevole. Ed il fato ha voluto che in questa scarsissima percentuale
trovasse posto Nicole Minetti? Le donne in carcere in Italia sono 2.000, più
della metà con figli, alcune con figli piccoli per cui è disposto l’accudimento,
o accanimento, in carcere. Ma sul tavolo quirinalizio, per un gioco del
destino, a volte cinico altre decisamente baro, è capitata dopo vari filtri
quella della Minetti. Le sue ragioni o i suoi torti, verranno ora esaminati dall’Interpol e altri
organismi, si scriveranno pagine memorabili, mentre Antigone e le altre
associazioni sui diritti carcerari vengono spesso ignorate. Un dato è chiaro,
lo sconcerto degli italiani, il rischio che non credano più a niente. Forse è
un rischio calcolato da qualcuno, che sta dietro gli algoritmi delle nostre
coscienze.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook