Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

Tutti i post

Passato il voto regionale, approssimandosi, forse anche anticipatamente, la fine della legislatura riesci spuntare come da lustri il solito tormentone della politica italiana, uno sceneggiato politico che fa invidia a Beautiful.

L’insicurezza della politica, dei suoi leader, dei suoi peones, dell’intero sistema, è tale che l’unica certa riforma non sarà mai la giustizia, il federalismo, il fisco, la sanità, il Premierato o il Presidenzialismo, ma la legge elettorale. Va avanti così dai primi anni ’90, e puntuale si ripropone come i peperoni a cena. La scusa è sempre la stessa, la cosiddetta governabilità, lo diceva il centrosinistra, poi Berlusconi, poi di nuovo il PD, oggi la destra meloniana. Ma secondo voi in Germania non c’è stata sempre governabilità? Eppure hanno da sempre la stessa legge elettorale, e più o meno similarmente i francesi, non parliamo degli inglesi o degli americani. Noi no, noi negli ultimi trent’anni cambiamo legge, come il cambio di stagione negli armadi.

Oggi la norma in discussione riguarda l’abolizione dei colleghi uninominali, quelli in cui la politica ci suggestionava che l’elettore sceglieva la persona, se il candidato di coalizione in un collegio non piaceva si sceglieva l’altro, anche se non aderisce minimamente alle proprie idee politiche. E chi lo sceglieva il candidato? Il leader di partito, of course, in una dinamica selettiva cooptante sulla fedeltà percepita. Oggi si vuole tornare al vecchio sistema proporzionale ma senza le preferenze. Per cui l’elettore si deve prendere il vuoto per pieno di chi gli propone il partito, come se questo fosse omniscente e noi ignoranti. Ma se uno non può scegliere, non può esprimere le proprie preferenze, non può partecipare alla selezione della classe dirigente, perché deve andare a votare? Però ci si stupisce, ci si preoccupa, con cipiglio serioso, dell’astensione galoppante ad ogni tornata. A questo ritmo dopo il 2030 voterà forse il 30% del corpo elettorale, distruggendo definitivamente quella precaria forma di governo che si chiama democrazia. Costituzionalmente noi eravamo una repubblica parlamentare con rappresentanza democratica. Gli elettori sceglievano con le preferenze il proprio rappresentante dentro un quadro partitico, che poi in parlamento dava la fiducia ad un governo possibile. Oggi l’elettore non sceglie, non conta, al limite prende un gratta e vinci elettorale, cosa che va bene per i ludopatici ma non per la gente normale, o che ha altri problemi, e che non si reca più al seggio per perdere tempo.

Perché lo fanno? Semplice, per fare sopravvivere una classe, temporaneamente, dirigente. Questo nelle intenzioni, poi il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e quasi mai chi cambia la legge elettorale poi vince le elezioni. L’attuale legge elettorale è del 2017, il “Rosatellum”, da Ettore Rosati l’estensore del centrosinistra, potrebbe anche essere chiamata “Risatellum” perché prima ha creato il governo Conte gialloverde, un ibrido mostruoso ma forse naturale, e poi ha fatto vincere la Meloni. La quale, nonostante con quella legge abbia vinto, considerando sondaggi e ipotesi future la vuole cambiare. Non considerando la maledizione delle leggi elettorali che fanno sempre perdere chi le fa, tipo il Mattarellum. A meno che la Meloni, da ottima perdente, non voglia salire al colle più alto.

 

 

 

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.