pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
ETNA, AEROPORTI E TURISMO: QUANDO L’EMERGENZA DIVENTA IMPREPARAZIONE
Giuseppe Manuli – già Assessore al Turismo del Comune di Taormina
La crisi determinata dalle recenti “intemperanze” dell’Etna ha prodotto, com’era prevedibile, un acceso dibattito. Un dibattito nel quale, francamente, per alcuni sarebbe stato forse più prudente tacere. Ma tant’è.
Ciò che invece colpisce è il silenzio di chi avrebbe avuto più di una ragione per parlare.
Tra i silenti spicca Taormina, con il suo immaginifico Sindaco e la sua leggiadra Assessore al Turismo: entrambi sembrano essersi comportati come se quanto stava accadendo a Fontanarossa non riguardasse direttamente la città che vive, in larghissima misura, di turismo internazionale.
Eppure il problema è tutt’altro che marginale.
Che l’Etna possa creare problemi all’attività aeroportuale non è una sorpresa. Mongibello erutta da migliaia di anni e, naturalmente, non prende ordini né dalla SAC, né dal Comune di Catania, né dalla Regione.
Ma proprio perché il fenomeno è noto, ricorrente e prevedibile nei suoi effetti, ciò che lascia perplessi è un’altra cosa: quanto fosse preparato il sistema a gestire l’emergenza.
Fontanarossa, la principale porta d’accesso a una delle aree turistiche più importanti del Mediterraneo, si è trasformato nell’immagine plastica di un sistema incapace di governare adeguatamente l’imprevisto.
Passeggeri lasciati a sé stessi, informazioni frammentarie, collegamenti alternativi non immediatamente organizzati, compagnie aeree spesso percepite come assenti nel momento più delicato: migliaia di persone sballottate, disorientate e costrette a cercare autonomamente una soluzione.
E qui emerge una domanda inevitabile:
dov’era il piano di emergenza?
Non un documento da esibire in qualche cassetto, ma un piano operativo capace di scattare immediatamente davanti a una situazione ampiamente prevedibile.
Perché non predisporre, già da tempo, protocolli di collegamento con gli altri aeroporti siciliani?
Perché non coinvolgere strutturalmente Comiso, Palermo e, quando necessario, anche gli aeroporti calabresi?
Perché non attivare immediatamente un vero centro di crisi aeroportuale, nel quale fornire informazioni, assistenza e soluzioni ai passeggeri?
E soprattutto: come è possibile che Comiso, aeroporto che avrebbe potuto rappresentare una valvola di sicurezza fondamentale, sia rimasto così marginale rispetto alla gestione dell’emergenza?
È difficile comprendere perché, nel corso degli anni, non si sia costruita una vera integrazione operativa tra Catania e Comiso, con collegamenti rapidi, frequenti e preordinati, pronti ad essere attivati proprio in situazioni come quella verificatasi.
Qui, dunque, la questione non è più l’Etna.
La questione è la responsabilità gestionale del sistema aeroportuale, a partire dalla SAC e dai suoi organismi di governo, fino alle istituzioni regionali che hanno responsabilità nella programmazione e nel coordinamento del sistema aeroportuale siciliano.
E Taormina non può continuare a guardare.
Per una città che vive di turismo, un’emergenza aeroportuale di queste dimensioni non è un problema “di Catania”: è un problema di Taormina, della Sicilia orientale e dell’intero sistema turistico regionale.
Non sappiamo ancora quale sarà il danno complessivo prodotto dall’accaduto sull’immagine della Sicilia. Ma sappiamo già che centinaia di migliaia di visitatori hanno avuto un’esperienza che difficilmente contribuirà a migliorare la reputazione della nostra destinazione.
E allora Taormina dovrebbe fare una cosa semplice: parlare.
Non per cercare colpevoli a posteriori, ma per chiedere responsabilmente una riunione urgente con Regione, SAC, aeroporti interessati, compagnie aeree, Protezione civile e operatori turistici.
Una riunione dalla quale dovrà uscire un piano permanente di emergenza aeroportuale, con procedure già definite per:
• il trasferimento immediato dei voli verso altri scali;
• il potenziamento dei collegamenti Catania–Comiso;
• l’utilizzo coordinato degli aeroporti siciliani e, quando necessario, calabresi;
• l’assistenza ai passeggeri rimasti a terra;
• l’informazione tempestiva e centralizzata;
• il coordinamento con alberghi, tour operator, trasporti e operatori turistici;
• la gestione delle emergenze anche attraverso protocolli preventivamente concordati con le compagnie aeree.
Perché l’emergenza non si improvvisa quando arriva.
Si prepara prima che arrivi.
E forse, alla fine, sarebbe anche opportuno chiedere scusa a quelle migliaia di turisti che, arrivati in Sicilia con un biglietto aereo in mano, hanno scoperto di essere improvvisamente diventati un problema di qualcun altro.
A Mongibello non si può comandare.
A un sistema aeroportuale, invece, si può e si deve chiedere di essere preparato.
E Taormina, questa volta, farebbe bene a non aspettare che siano gli altri a parlare.
L’ 17 agosto 2026.
Luogo: Palazzo dei Giurati, Corso Umberto , 223, TAORMINA, MESSINA, SICILIA

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