Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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È passato un po’ di tempo da quel fugace sommovimento dell’opinione pubblica sulle accuse di paternalismo e maschilismo della società italiana. Cosa ha prodotto? Una riflessione antropologica, seminari intellettuali sul fenomeno, libri di Galimberti e Recalcati?

Più semplicemente ha prodotto un gruppo FB per soli uomini che si è chiamato “Mia Moglie”. Per valorizzarne le virtù, vista l’ondata di emancipazione da modelli maschili oggi in regressione? Niente affatto, solo per gestire quella pruderia maschile verso il proibito, ma in salsa social. Mettere a nudo, in senso web, le fattezze e l’intimità della propria partner, condividendole come una gogna medievale con altri anonimi compari di merende e “giochi proibiti”, che una volta era uno straordinario pezzo di chitarra classica portato al successo dal compositore spagnolo Andrés Segovia, ed il nome già potrebbe alludere molto. Nel nome di questo gruppo, che in salsa più provinciale ricalca quello delle vicende francesi di abusi su una sola donna che ha portato a giudizio marito e sodali, troviamo due distinte parole che codificano la distorsione della visione maschile. La prima è “Mia”, nel senso di appartenenza e possesso, come fosse un francobollo rosa da esibire ad altri collezionisti, i quali, anche stimolati oltre che dalle foto dai commenti di colui che di nascosto svelava intimità e pudenda della donna con cui condivideva, falsamente, l’esistenza, commentavano pubblicamente di tutto, oltre ogni limite di decenza. La seconda parola destituita di fondamento è “Moglie”, in molti casi anche dal punto di vista civile, visto che forse parliamo più di fidanzate e compagne, che di donne congiunte in matrimonio. La differenza sentimentalmente non c’è, ma potrebbe assumerla in sede penale e civile. Perché nella civile Francia Gisèle Pelicot, la donna abusata da amici o conoscenti del marito, ha compiuto un gran gesto di identità e coraggio, portando alla sbarra non solo molte persone ma l’intera società francese, che si intendeva molto più libera ed illuminata. Succederà anche in Italia? Ci sarà una class action di queste donne vittima di vari reati già codificati dal codice penale come il cyber bullismo ed il revenge porn?

O tutto rimarrà nell’ombra dell’eterno provincialismo italico, quello del film di Pietro Germi, “Signori e signore”, che narrava dei vizi sessuali della profonda provincia veneta. Siamo in Italia pieni di donne abbandonate e forse mai sedotte, che dormono accanto ad un essere che è tutto tranne un compagno con cui condividere la vita. Perché se avessero coraggio costoro chiederebbero il permesso alla propria compagna, magari andrebbero in locali per scambisti, ma costoro non lo fanno, si rifugiano dietro l’anonimato inutile in un mondo in cui puoi essere scoperto in due minuti. Che maschio stupido e senza attributi fa una cosa del genere? Quale donna vorrebbe per compagno un essere lubrico, ambiguo, sleale a tal punto. Non è meglio stare sole, con altre modalità affettive, piuttosto che avere un compagno ad ogni costo? È tale il prezzo da pagare per superare la solitudine affettiva? Perché ovviamente di affetto unilaterale in questi casi si deve parlare, perché la reciprocità è assolutamente esclusa. Accettare la violenza, perché di questo si parla, pur di avere un idiota accanto è un limite che si può ancora accettare oggi?

Se ci fosse una pena per questi imbecilli sarebbe la legge del taglione, essere spiati e filmati nelle loro vergogne private, con le loro inconsistenti erezioni, flautulenze, flaccidità, rantolìi e russamenti. Un campionario che potrebbe metterli in totale stato di disagio e vergogna verso l’altro sesso, amici e parenti. Ma tutto si risolverà nel solito dibattito privato, forse, per avvocati, legulei e consulenti tecnici, non ci sarà un processo pubblico, alla Zolà, come nella Francia post rivoluzionaria dell’egalitè, fraternitè, humanitè. Il limite profondo della società italiana è l’inesistente senso del peccato con assoluzione a tavolino, perché la cifra italiana è più che l’humanitè l’ambiguità. Son tutti figli di mamma, e siccome ogni scarafone è bello a mamma soie, saranno salvi.

 

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