Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Ve la ricordate a scuola la famosa prova del nove per determinare se un’operazione era corretta? Mondello, la “nuova” Mondello, sarà il test con cui potremo dimostrare, noi palermitani e siciliani, se riusciamo a fare qualcosa di buono, di diverso, di innovativo. O alternativamente, come scriveva Roberto Alajmo, se capiremo che “u tinto canusciuto è megghiu ru bonu a canuscere”. C’è sempre, atavicamente, questo senso di pessimismo, di sguardo rivolto al passato più che al futuro, che accompagna come un cane da caccia il pensiero del palermitano. Nulla può essere meglio di ciò che è impresso nella nostra memoria, soprattutto i ricordi giovanili, le risate intorno alle sfide nei cortili con il super santo, le ciambelle calde e zuccherate del chiosco La Falena, gli allarmi al megafono “si è perso il piccolo Enzo” dello Zio Pippo, intrattenitore delle nostre estati, i primi innamoramenti riguardanti le efelidi della biondina dal fare principesco sorvegliata dall’austera mamma nordica. Questo era Mondello, la sua spiaggia antistante uno degli specchi d’acqua più belli e conosciuti del mondo. E tutto questo era targato, in senso letterale, con un nome straniero ed una bandiera del nord Europa, l’Italobelga, nata a Bruxelles nel 1909, la quale si doveva inizialmente occupare di tram, ramo poi ceduto al Comune, i primi anni del secolo scorso, l’altro millennio. Era simbologica la società straniera, ma con soci palermitani, le famiglie Castellucci e Carcione, rappresentava la nostra provinciale ambizione di internazionalità, di una città che ai tempi dei Florio lo era sul serio. Possiamo dire che Mondello, con il suo antico stabilimento liberty costruito da Rutelli sul progetto di Stualker era l’ultimo simbolo della Belle Epoque, un tempo perduto ma scolpito nei racconti di genitori e nonni. Da domani, forse, tutto questo svanirà, e ci avventureremo nell’ignoto tra provvedimenti della Regione e Pudm, che sembra un budino inglese, del Comune. Tutto questo a primavera iniziata e l’estate che arriva. Arriveranno esercenti innovativi dal nord Italia, da Rimini o Cesenatico? Porteranno servizi e divertimento, Dj alla David Guetta come a Ibiza? Oppure i lotti, non più unico gestore, andranno a soliti noti palermitani?

Oppure tra ricorsi e inefficienze burocratiche tutto andrà a ramengo, e la spiaggia diventerà una enorme pollancheria libera e selvaggia, brulicante di mao mao, termine razzistico per indicare forme ruspanti di proletariato urbano. Questo sarebbe un fallimento tragico per le amministrazioni siciliane, che farebbe si che il nostro pessimismo e rimpianto diventi una pietra miliare. E le jene e gli sciacalli, di gattopardesca memoria, verrebbero invitati al gran banchetto sulla spiaggia di Mondello, tra il si stava meglio quando si stava peggio e il piove governo ladro. Con il solleone l’ardua sentenza.

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