Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Pietrangelo Buttafuoco, parafrasando la canzone che vinse Sanremo,
ha lanciato la sua visione della Sicilia come ponte culturale tra Occidente ed
Oriente. La scimmia nuda balla, cantava Francesco Gabbani, e cosi il presidente
della Biennale di Venezia vuole fare ballare Renato Schifani, gran Visir di Sicilia,
chiedendogli di dimettersi per favorire
una presidenza di respiro internazionale, che parli con gli Emirati ed il
Maghreb, che sia ponte con l’Africa frontaliera, come ai tempi del vulcanico
Rino Nicolosi, nell’anniversario dell’emirato islamico siciliano che corre l’anno
prossimo. È una provocazione intellettuale,
che solo il Thomas Beckett veneziano, islamico e siciliano, può permettersi, senza,
forse, pagare pegno di vendette politiche.
Ma come sempre nel teatro dell’assurdo italiano, ed in particolare
siciliano, il Kaos che provoca la sua proposta, fomenta il dubbio amletico, nei
carmina burana di Buttanissima Sicilia ad opera di Vito Riggio, navigatore da
Odissea, indomito ed arguto, della democristianissima Sicilia. Perché a volte
le parole, anche quelle più estrose, oniriche, in questa terra ancestrale di dei
ed eroi, e tanti Tersite, assumono le forme della profezia. Cosa sta bollendo
sotto il Vulcano, l’Etna fucina di Efesto, quali armi sta forgiando, quali
finimenti intesse? C’è aria di cucina, di sentori speziati, di curcume e macumbe,
che soffriggono menti raffinatissime o solo oziose. Sembra comunque non sia più
un problema di piccoli scandali morali, di “manciugghie” politiche e disastri
sanitari. Soffia un vento persiano da Hormuz, di sconvolgimenti al largo di Atlante,
ed il più sufista degli intellettuali italiani se ne fa oracolo come Cassandra.
Ci vuole una Sicilia diversa, scandisce il sacerdote di Agira al valente scriba
della terra di Verga sulle pagine de La Sicilia. AAA cercasi storie dal gran
finale, è l’incitamento, non selfie tra politicanti demodè.
La visione di Buttafuoco non è di basso livello, come spesso
leggiamo delle narrazioni siciliane, e non è affatto campata in aria. L’Italia
e l’Europa hanno fondamentale bisogno di gestire un ponte, più che un piano
Mattei, con il Maghreb e l’Oriente, ma sotto un impianto culturale forte, un
Orientali’s Karma, che ribalti l’Occidente alla Trump. L’Oriente ha bisogno di rapporti
improntati su culture e saggezza, non sui soldi di cui non hanno bisogno. E la
Sicilia, luogo originario della convivenza prosperosa tra le tre religioni
monoteiste al tempo dell’emirato siculo, è il ponte europeo ideale. Solo che
bisognerebbe non perdere tempo con disastrose ordinanze su spiagge e lidi,
accantonare sedioline di infimo ordine, tra miserrimi notabili locali impersonificati
da consiglieri di quartiere che si pavoneggiano a senatori del regno, e volare
alto. Lo può fare questa maggioranza attuale? Ce ne vorrà un’altra? Non se ne
farà niente, come costume siciliota?
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