Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Il caso del deputato regionale Michele Mancuso, arrestato per corruzione, potrebbe fuorviarci. Si potrebbe pensare che le responsabilità siano individuali, che abbiamo trovato un altro Barabba, dopo Cuffaro. Le responsabilità penali sono personali, e Mancuso, se rinviato a giudizio avrà quello che teoricamente definiamo “giusto processo”. Ma Mancuso, ed il suo singolo caso, ha una matrice, il metodo della spartizione della finanziaria, quella pratica aberrante che uccide la politica e si è fatta teorema, numero calcolatorio come il Phi greco di Archimede, caro allo scomparso Antonino Zichichi. Il metodo è semplice, la governance dell’isola per essere lasciata in pace sull’amministrazione delle risorse  deve pagare il “pizzo” ai deputati in finanziaria, spartendo un tesoretto a tutti i deputati maggioranza ed opposizione con regole precise. Questo lede gli interessi collettivi e crea il presupposto al latrocinio di turno per il riversamento, con eventuali trattenute, a singoli soggetti sodali dei deputati. Il metodo se ne infischia di dove e come finiscano i soldi, dei contribuenti specifichiamo,  l’importante è che the show must go on, che si approvi la finanziaria. Tale metodo aberrante, distruttivo per la politica intesa come forma per tutelare gli interessi collettivi, è stato plasticamente denunciato dall’ex presidente dell’assemblea regionale,  Gianfranco Miccichè, all’indomani del caso Galvagno, come Craxi formulò in aula che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Spartizione e voto segreto, e nella segreto prosperano le devianze, sono diventate la cifra dell’attuale politica regionale. Gli interessi collettivi abbandonati, quelli particolari riconosciuti.

Processare Mancuso, al di là del silenzio del suo partito, serve a poco o nulla. Quello che deve essere processato, senza aprire fronti di iperboli giudiziarie, è il metodo, diabolico oltre ogni fattispecie. E lo deve fare la politica, prima che il reato diventi associativo, perché consociativo già lo è. E lo afferma, non una jeans come La Vardera, ma il precedente presidente della Regione.

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