Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Leggere i sondaggi politici da tempo produce noia e abitudini
depressive. L’unica novità è stata la inevitabile, tranne che per lo stupefatto
Salvini, discesa in campo del Gagarin
Vannacci, ma che per ora lavora per sostituzione di un’offerta politica di
destra, con toni e linguaggi aumentati.
Stessa cosa vale per i sondaggi siciliani, in cui
Controcorrente di Ismaele Lavardera anche lui sostituisce voto di sinistra e
5stelle, usandone la stessa classe dirigente, con una formulazione più aggressiva
e scandita. Lo stesso Cateno De Luca non è una novità, era oltre il 20% la
scorsa volta ed oggi si attesta ad un 10/12%, però fondamentale per entrambi i
poli. La novità potrebbe essere in Sicilia l’aggregazione dei cespugli e dei
movimenti riformisti, i quali oggi camminano divisi e quindi non raggiungono la
soglia di percezione di un’opinione pubblica distratta e distante dalla paludosa politica dei
comunicati stampa. Quanti sono tutti questi petali, e perché non diventano
fiore come ai tempi della Margherita?
Perché è onestamente difficile testare nei sondaggi in
Sicilia Italia Viva, Azione, i Socialisti, i ragazzi di Ora, i movimenti
cattolici, i liberali di Marattin, Spazio Civico e chi più ne ha più ne metta. I
sondaggisti non testano movimenti che loro stessi, opinabilmente, percepiscono
risibili quantitativamente. E poi i sondaggi nella maggior parte dei casi sono
commissionati da qualcuno, soggetto politico o editoriale, che non ha interesse
ad un campionamento vasto per cui dispersivo sia nell’esecuzione che nella
rappresentazione sintetica. Quasi tre decenni di bipolarismo muscolare e
sterile ci hanno portato a questo, come denunciano le associazioni cattoliche,
dalle Acli a S.Egidio passando per Comunione e Liberazione riunite all’Istituto
Sturzo a Roma.
Pertanto per smuovere le acque stantìe della politica
siciliana sarebbe cosa buona e giusta che tutti i movimenti riformisti,
cattolici e liberali si riunissero da qualche parte, e uscissero con una
proposta di sigla comune, se non la vogliono chiamare Margherita scelgano uno
dei tanti fiori di cui la Sicilia abbonda, ed escano fuori dalle sindromi
dell’uno virgola, degli sbarramenti impossibili per molti. Solo così è
recuperabile nuova partecipazione al voto, che convincerebbe elettori dispersi
o delusi e recupererebbe astensionismo da voto inutile.
Luogo: Palermo
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