pippo manuli
Pensionato....opinionista per hobby, di fede repubblicana
Taormina, il suo futuro. Punti di vista
Da tempo, ormai, il dibattito sul futuro di Taormina divide cittadini, amministratori, imprenditori e, soprattutto, le nuove generazioni.
Una parte consistente dell’opinione pubblica ritiene che la crescita tumultuosa vissuta negli ultimi decenni rappresenti un successo. Si sostiene che l’assenza di particolari limiti e regolamentazioni abbia favorito lo sviluppo economico, l’occupazione, gli investimenti e la capacità della città di attrarre capitali provenienti da ogni parte del mondo.
È una tesi che non può essere liquidata con superficialità.
Basta percorrere gli ottocento metri del Corso Umberto per cogliere immediatamente i segni di questa apparente prosperità: nuove cioccolaterie, gelaterie, botteghe del torrone artigianale, attività commerciali che si moltiplicano seguendo le mode del momento. Accanto a queste proliferano i grandi marchi internazionali del lusso, mentre le principali strutture alberghiere sono ormai entrate nell’orbita delle grandi catene internazionali.
Parallelamente, il sistema ricettivo extralberghiero ha assunto dimensioni impressionanti. Si parla di circa seicentocinquanta tra case vacanza e Bed & Breakfast, numeri che solo pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili.
A prima vista tutto sembra confermare una sola conclusione: Taormina cresce.
Ma è davvero così?
Oppure stiamo semplicemente assistendo ad un gigantesco processo di sfruttamento intensivo della sua risorsa principale?
Perché Taormina non produce automobili, non produce tecnologia, non dispone di industrie. La sua unica, irripetibile materia prima è il territorio.
È il paesaggio.
È la storia.
È la bellezza.
È l’identità costruita in oltre duemila anni.
Ed è proprio questa materia prima che oggi appare sottoposta ad una pressione senza precedenti.
Ogni nuovo intervento edilizio, ogni trasformazione urbanistica, ogni cambio di destinazione d’uso, ogni attività commerciale autorizzata senza una visione complessiva consuma una parte di quel patrimonio che rende Taormina diversa da qualsiasi altra località turistica.
È il classico esempio di ciò che gli economisti definiscono sfruttamento della rendita di posizione.
Si vive sul capitale anziché sugli interessi.
Il problema è che il capitale, prima o poi, finisce.
Esiste perfino una legge fisica che descrive fenomeni di questo tipo.
È il principio dell’entropia.
Ogni sistema lasciato ad uno sfruttamento crescente tende progressivamente a perdere ordine, equilibrio e capacità di rigenerarsi.
Applicato ad un territorio significa una cosa molto semplice: consumare progressivamente la risorsa fino a comprometterne il valore.
È ciò che rischia Taormina.
Non si tratta soltanto di nuove costruzioni.
È il paesaggio che cambia.
Sono le visuali storiche che si alterano.
È l’identità commerciale che si uniforma.
Le botteghe tradizionali scompaiono per lasciare spazio ad attività praticamente identiche tra loro.
Ogni città turistica del Mediterraneo finisce così per assomigliare ad un’altra.
Quando tutto diventa uguale, ciò che rendeva unico un luogo semplicemente svanisce.
Eppure da anni si avanzano proposte precise.
Il Partito Repubblicano Italiano sostiene la necessità di una vera Delibera di tutela del territorio.
Occorre finalmente dotare Taormina di un Piano Urbanistico Generale costruito sulle caratteristiche della città e non sulle convenienze del momento.
Serve una rigorosa regolamentazione delle attività produttive.
Occorre individuare e salvaguardare i negozi storici.
Bisogna impedire che il centro storico diventi una semplice galleria commerciale senza memoria.
Bisogna porre limiti all’ulteriore consumo del territorio.
Bisogna ricostruire un equilibrio tra turismo, residenza e qualità della vita.
Perché esiste un altro fenomeno che sembra interessare poco il dibattito pubblico.
I residenti diminuiscono.
Le giovani famiglie si trasferiscono nei comuni limitrofi.
I costi delle abitazioni aumentano.
I servizi destinati ai cittadini vengono progressivamente sostituiti da quelli rivolti esclusivamente al turista.
Una città senza residenti non è una città.
È un parco tematico.
E nessun parco tematico ha mai prodotto una comunità.
In questo scenario si inserisce l’attuale esperienza amministrativa.
I nuovi Argonauti, giunti dalle terre del Nisi portando con sé il linguaggio dell’innovazione, della rivoluzione amministrativa e della nuova visione strategica, governano Taormina ormai da oltre tre anni.
È dunque legittimo domandarsi quale sia la loro idea di città.
Quale progetto hanno costruito?
Quale modello economico immaginano per i prossimi venti o trent’anni?
La risposta, almeno finora, sembra concentrarsi soprattutto nella moltiplicazione delle società partecipate, delle fondazioni, delle aziende speciali e di nuovi organismi amministrativi che sostituiscono quelli istituzionali del Comune.
Una galassia ( sette) che, complessivamente, tende ad avvicinarsi al migliaio di dipendenti tra personale operativo, amministrativo e governance politica.
Ma un sistema di partecipate non costituisce una visione della città.
È soltanto uno strumento.
E gli strumenti, se privi di un progetto, rischiano di trasformarsi in centri di costo anziché in fattori di sviluppo.
La vera domanda resta allora irrisolta.
Quale Taormina esisterà tra vent’anni?
Quella che avrà continuato a sfruttare intensivamente la propria unicità fino ad esaurirla?
Oppure quella che avrà saputo amministrare il proprio patrimonio come una risorsa non riproducibile, preservandolo per le future generazioni?
La storia insegna che le civiltà non decadono quando mancano le ricchezze.
Decadono quando consumano il proprio capitale credendolo inesauribile.
Taormina possiede ancora un patrimonio che il mondo le invidia.
Ma proprio perché è irripetibile richiede una politica diversa.
Meno improvvisazione.
Più pianificazione.
Meno consumo.
Più tutela.
Perché la vera ricchezza di Taormina non è ciò che oggi produce.
È ciò che rischia di perdere.
Centro Studi del Partito Repubblicano Italiano – Taormina
Luogo: Ex chiea di S. Sebastiano, piazza IX aprile, Piazza IX aptrile, S N
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook