Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
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Non è un manga giapponese, una disputa teologica orientale.
È la guerra territoriale in corso nella zona Nord della città. I due episodi
riguardanti il Bar Cherì sono eclatanti, per chi guarda a quella parte di
città, e non si volta, come costume palermitano dall’altro lato. Enrico
Trantino, sindaco di Catania addirittura insegue i borseggiatori, qui abbiamo
difficoltà a immaginare amministratori ad imitarlo, a parte il soldato Ryan
Ferrandelli.
Il Bar Cherì per quella zona della città è un caposaldo, da
immagine di laboriosità ed è presidio di vita normale. È un laboratorio di
successo, che fornisce molti esercizi commerciali, delizia la gente del
quartiere ma anche le tante ville nei dintorni. L’area dello ZEN è un ossimoro,
tra alte mura dietro a cui ci sono piscine e ricchezze, e palazzoni anonimi di
stampo sovietico tra ratti e roghi di cassonetti. Cherì è l’esempio di chi
lavorando, e non commettendo delitti, ce l’ha fatta. Narrativa non conforme
alla subcultura dello ZEN 2. Quelli dello ZEN 1 sono considerati come
civilizzati, quasi borghesi, dagli irriducibili dei casermoni accanto. Loro
vivono in favelas di degrado, tra auto bruciate e cumuli di immondizia, mentre gli altri puliscono, civilmente,
davanti alle botteghe ed ai portoni dei condominii. Sempre alloggi popolari
sono, ma c’è una differenza abissale. Ed il Bar Cherì è il paradigma di tale divario.
Pertanto deve essere colpito. Chi si sentono questi dello ZEN 1, gente “acchianata”,
arrinisciuta magari studiano pure e qualcuno nonostante l’origine si
piglia la laurea. La spaccatura tra chi si arrangia, vive di espedienti,
spaccia, delinque con violenza, chiede il pizzo ai commercianti, e chi si busca
il pane onestamente, accettando le normali regole del consesso civile è
profonda. Tra i due ZEN ci sono pochi metri ma sembrano le due germanie a
Berlino divise dal muro. Il bar Cherì è il check point Charlie, dove davanti ad
un caffè ci si può incontrare, integrare. Ma la differenza, quasi da casta
braminica rimane, pure la musica ascoltata è diversa. Palermo, capoluogo
occidentale, sempre che oggi esista, non può rimanere indifferente, deve
trovare un Kohl che riunifichi i due ZEN, che dia la pace agli uni e tolga
ignoranza agli altri.
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