Non solo abitazioni a rischio e un grande dramma abitativo che rischia desertificare una intera comunità. La frana di Niscemi rischia di cancellare patrimonio storico e culturale del territorio risalente anche a qualche secolo addietro.

C’è un allarme dentro l’allarme che si vive a Niscemi e non si tratta di un tema di Protezione civile

Lunedì sopralluogo dell’assessore con la Sovrintendenza

“Alla luce dei recenti eventi calamitosi che hanno compromesso l’assetto della città di Niscemi, lunedì prossimo, di concerto con la soprintendente dei Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, effettueremo un sopralluogo per verificare lo stato dei beni culturali presenti sul territorio e avviare tempestivamente le necessarie operazioni di tutela” annuncia l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato.

Avviate interlocuzioni con il Comune

“Nei giorni scorsi – aggiunge l’assessore – sono già state avviate interlocuzioni con il Comune, con l’obiettivo di intervenire nel più breve tempo possibile. Il sopralluogo interesserà, tra i vari siti, anche le chiese storiche e Palazzo Iacona di Castellana. Niscemi vanta un importante patrimonio storico, artistico e architettonico che merita la massima attenzione. Per questa ragione, dopo una prima ricognizione, ci attiveremo solertemente per la messa in sicurezza dei luoghi della cultura”.

L’ipotesi New Town

Da questo punto di vista preoccupa anche l’ipotesi New Town ovvero la scelta che potrebbe essere assunta di rifondare il Paese più a valle nella piana di Gela in area priva di rischio frana abbandonando quel che ancora non è stato toccato dalla frana. Una scelta derivante dalla considerazione che l’avanzamento dello smottamento non è arrestabile e che i qualche decennio potrebbe raggiungere anche aree al momento immuni.

Una simile scelta, oltre che dispendiosa, sarebbe certamente più utile per le abitazioni anche se vedrà inesorabilmente la resistenza dei cittadini “storici” di Niscemi, ma rappresenterebbe anche un segnale chiaro di abbandono anche del Patrimonio culturale