Da Catania partono messaggi importanti sia per il Centrodestra siciliano che per quello nazionale. Riparte proprio dalla Sicilia la corsa alla ricostituzione del Centrodestra. A confermarlo, almeno nelle intenzioni, a BlogSicilia è Gianfranco Micciché dal MuovitItalia 16 che si svolge proprio a Catania

“Non c’è dubbio che Forza Italia è in un momento di rinascita. Lo vediamo dalla gente che c’è, da quella che ci incontra, da quella che ci chiama. Eravamo stati un paio di anni, in sonno, come direbbero i massoni, adesso ci siamo risvegliati. Stiamo lavorando molto all’unità: l’unità del Centrodestra, questa è la parola chiave. Se riusciamo a rimetterlo insieme il Centrodestra di una volta io credo che la partita si gioca e si gioca per vincere, non per pareggiare”.

Un pezzo dell’Udc è qui, un altro pezzo da un’altra parte: ci siete già riusciti (a rimettere insieme il Centrodestra)?

“Questa è una soddisfazione. L’incontro con i leader del Centrodestra siciliano segna un punto importantissimo. Ester Bonafede è la responsabile del nuovo Udc, quello che fa riferimento a Lorenzo Cesa. Parlare dell’unità del Centrodestra con L’Udc presente, io credo che sia un fatto importantissimo. Manca ancora un piccolo pezzo: manca ancora il ‘falso nome’ di Nuovo Centro Destra che invece è il vecchio centro sinistra diventato e che speriamo possa decidere di aggregarsi, non credo come partito, ma come uomini. L’elettorato di Ncd è un elettorato che ci appartiene, che appartiene alla storia del centrodestra. Lo hanno preso in giro con il nome di Ncd schierandosi, invece, con la Sinistra, proprio per per tenere L’elettorato stretto a loro. Adesso che si avvicinano le elezioni, gli elettori capiscono perfettamente che non vogliono essere presi in giro. Se uno si chiama Ncd non sta nel centrosinistra”.

C’è già un nome per il candidato alla presidenza della Regione?

“Adesso no. Certamente no. Perché fino a quando non sappiamo qual è il perimetro della coalizione è impossibile ed è inutile pensarci al nome. Quando si apre un testamento e di lascia un’eredità devi sapere chi sono gli eredi, non è che i primi che arrivano si possono spartire tutto quello che c’è. Aspettiamo di sapere chi sono tutti i protagonisti del Centrodestra, quando avremo chiuso le operazioni delle alleanze, ci diede Remo attorno ad un tavolo e con grande serenità e generosità sceglieremo il nome migliore da proporre ai siciliani”.

E per l’Udc targato Cesa parla proprio l’ex assessore della giunta Crocetta ed ex sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica siciliana Ester Bonafede e oggi vice commissario regionale del partito

“L’Udc è sicuramente espressione di quella capacità che il Centro ha avuto di mantenere fede alla casa dei moderati che in particolare in Sicilia e nel nostro Dna. Il popolo siciliano ha necessità di avere riferimenti forti, certezze e l’equilibrio è una certezza. Avere mantenuto L’Udc fermo nelle sue posizioni e anche nella sua collocazione è una garanzia nei confronti di tutti coloro che ci hanno seguito, che ci seguono e che ci seguiranno”.

La Bonafede ribadisce la spaccatura con gli altri ‘siciliani’ quelli dei ‘Centristi per il sì‘ con Pier Ferdinando Casini e Gianpiero D’Alia ma lancia messaggi di riconciliazione, una riconciliazione che appare complessa mentre sempre a Catania si tiene una manifestazione proprio di segno opposto, almeno in tema referendario: “Chi mi conosce sa che non sono incline alle polemiche – ha detto – e non lo diventerò oggi. La mia parte costruttiva è prevalente, ritengo che il partito siciliano è sano e che i deputati sono attenti a quello che accade in Sicilia e in Italia. Non voglio parlare delle posizioni singolari, io milito in un partito da tanto tempo e accolgo quelle che sono le indicazioni del partito che provengono dalla segreteria, dalla direzione e dal partito nazionale”