La Procura della Repubblica di Caltagirone ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a un medico accusato di esercizio abusivo della professione e dichiarazioni mendaci. L’indagine, condotta dalla Sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, si inserisce in una più ampia attività di monitoraggio volta a tutelare la salute pubblica e contrastare le irregolarità nel settore sanitario, garantendo che chi opera nelle strutture pubbliche possieda tutti i requisiti di legge.

L’origine dell’inchiesta e i primi sospetti

Tutto ha avuto inizio da un controllo mirato a fare luce sulle motivazioni dei frequenti accessi di un paziente al pronto soccorso dell’ospedale Gravina. Esaminando la documentazione clinica e i nomi dei sanitari coinvolti, gli investigatori hanno notato alcune anomalie riguardanti un professionista specifico di nazionalità extracomunitaria. Gli inquirenti hanno quindi deciso di approfondire non solo l’eventuale profilo di colpa medica, ma la validità stessa dei titoli e delle certificazioni che costituiscono la conditio sine qua non per l’esercizio della professione medico-sanitaria in Italia.

Un curriculum sotto la lente d’ingrandimento

L’analisi meticolosa dell’intero curriculum del medico ha rivelato una serie di discrepanze significative. Gli agenti hanno scoperto che il sanitario non disponeva di una residenza effettiva sul territorio, avendone indicata una puramente fittizia. Ulteriori dubbi sono emersi consultando le liste Aire, dove l’uomo aveva indicato un titolo di studio inferiore rispetto a quello necessario per la sua posizione professionale. Queste incongruenze hanno spinto la Polizia di Stato a interrogare direttamente l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Catania per ottenere una conferma ufficiale della sua posizione.

La cancellazione dall’albo e le false attestazioni

Gli accertamenti hanno confermato che il soggetto era effettivamente in possesso della laurea in medicina e della relativa specializzazione. Tuttavia, è emerso un dettaglio fondamentale che ne invalidava l’operatività legale: l’uomo era stato cancellato dall’albo nazionale per morosità. Nonostante fosse privo del requisito indispensabile dell’iscrizione all’ordine professionale, il medico avrebbe continuato a esercitare le proprie funzioni all’interno della struttura ospedaliera.

Le accuse si aggravano ulteriormente in relazione alla collaborazione avviata con l’Asp di Catania. Per ottenere l’incarico e stipulare il contratto, l’indagato avrebbe prodotto delle autocertificazioni in cui attestava falsamente di essere regolarmente iscritto all’albo dei medici. Secondo la Procura, il professionista avrebbe agito con la piena consapevolezza della mendacità delle sue dichiarazioni, inducendo in errore l’amministrazione sanitaria. La conclusione delle indagini segna ora un punto fermo in una vicenda che evidenzia la necessità di una vigilanza costante sui requisiti amministrativi del personale sanitario.