Sono storie di straordinaria accoglienza quelle raccontate sul palco della Festa nazionale dell’Unità a Catania. Storie di vita che riemerge dal mare. Storie di migranti, migliaia, che partiti dalla Libia o dall’Egitto hanno raggiunto le coste siciliane e quelle di chi non è sopravvissuto al viaggio della speranza e ha perso la vita in mare.

E’ il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, da anni in prima linea nell’accoglienza dei migranti a parlarne. Con lei il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore e Matteo Biffoni.

Lampedusa, ‘porta d’ingresso’ dei migranti in Europa, la situazione è difficile.

“In questo momento abbiamo 1375 migranti. Centocinquanta sono parti ieri, altri 150 l’altro ieri. I posti purtroppo sono ancora meno perché abbiamo avuto all’inizio dell’estate l’incendio in un capannone. In realtà in questo momento ci sono solo 250 posti. Le persone stanno dormendo per terra: bambini, donne, minori non accompagnati. Ma cos’altro possiamo fare noi? L’unica cosa che ho chiesto al Governo è di velocizzare i trasferimenti. Un giorno, due giorni è sempre meglio di stare in mezzo ad una strada. Ma poi le condizioni igienico-sanitarie non possono essere ideali. Per i pasti, finiscono la coda per il pranzo e iniziano quella per la cena: non è il modo in cui le comunità devono accogliere. Centocinquanta che partono al giorno sono pochi. Dovrebbero partirne di più”.

“Noi siamo la prima porta d’ingresso in Europa, il porto vicino più sicuro – ha continuato il sindaco – Anche adesso che lo schieramento di navi a Sud di Lampedusa fa non solo i soccorsi, ma anche i trasporti  verso Sicilia e Sardegna. Rimaniamo comunque il porto sicuro più vicino ai luoghi di soccorso. Siamo il primo punto di soccorso immediato per chi ha bisogno di cure mediche. Non possiamo continuare ad essere l’ultimo anello della catena della rete di accoglienza, che ancora non funziona. Perché manca anche una rete di solidarietà interna delle altre regioni. Ma abbiamo tanta rabbia verso i Governi europei che hanno chiuso le frontiere. Abbiamo anche noi le nostre Capalbio che dimostrano un egoismo ed una mancanza di responsabilità”.

“Vista da Lampedusa l’Europa è veramente un’idea lontana, eterea. A Lampedusa si capisce di più il nesso tra l’ingiustizia delle norme di chiusura verso chi chiede aiuto e le ingiustizie verso le comunità condannate ad un destino di frontiera”.