Si chiude un’epoca buia della storia criminale italiana. Nel pomeriggio di lunedì 2 marzo, presso il reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano, si è spento Benedetto Santapaola, per tutti “Nitto”. Il boss catanese, tra i volti più sanguinari e influenti di Cosa nostra, aveva 87 anni.

Detenuto nel carcere di Opera sotto il rigore del regime 41 bis sin dal giorno della sua cattura, avvenuta il 18 maggio 1993, Santapaola lottava da tempo contro una malattia che nelle ultime settimane ne aveva compromesso irrimediabilmente il quadro clinico. Le sue condizioni avevano reso necessario il trasferimento nella struttura sanitaria protetta riservata ai detenuti sottoposti al carcere duro. Come da prassi in questi casi, la Procura di Milano ha disposto l’autopsia per accertare con esattezza le cause del decesso.

Nato a Catania nel 1938, Santapaola è stato il vertice indiscusso dell’omonimo clan Santapaola-Ercolano, trasformando il territorio etneo in un fulcro di potere mafioso capace di dialogare alla pari con i corleonesi di Totò Riina. La sua ascesa, iniziata negli anni Settanta, lo ha visto protagonista di una strategia criminale spietata, segnata da una lunga scia di omicidi, traffico internazionale di stupefacenti e una fitta rete di infiltrazioni nell’economia legale.

Il nome di Nitto Santapaola resta indissolubilmente legato alla stagione delle stragi che ha ferito l’Italia tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Considerato uno dei mandanti strategici della strategia stragista, il boss catanese ebbe un ruolo attivo anche nella fase esecutiva della strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Condannato a diversi ergastoli in via definitiva, la sua figura ha rappresentato per decenni il braccio armato e politico della mafia della Sicilia orientale, mantenendo un profilo di alta pericolosità anche durante la lunghissima detenzione. Con la sua morte scompare uno degli ultimi capi della cupola che sfidò lo Stato, portando con sé segreti ancora non del tutto svelati su uno dei periodi più drammatici della Repubblica.