Aveva provato a scansare l’argomento con una battuta. «Mi chieda se c’è vita umana su Marte, ma non mi parli di Regione». Gaetano Mineo, che lo intervistava per Il Tempo, gli ha fatto notare che un giornalista le domande non le censura. «Lei non le censura, però io ho il diritto di non rispondere», ha replicato il ministro.

Poi però ha risposto. E quello che ha detto sulle prossime regionali siciliane pesa parecchio.

Il contesto è quello della tappa catanese di Bar Italia, la manifestazione itinerante di Fratelli d’Italia che quest’anno viaggia con lo slogan «la destra non si ferma d’estate». L’incontro si è svolto ieri pomeriggio, venerdì 21 agosto, al lido Le Palme Beach della Playa, con l’Etna che fumava alle spalle. Presenti il deputato Francesco Ciancitto, l’eurodeputato Ruggero Razza e i senatori Salvo Pogliese e Salvo Sallemi, mentre tra il pubblico sedeva l’onorevole Fabio Fatuzzo. A intervistare il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, davanti alla platea, il giornalista Gaetano Mineo del quotidiano Il Tempo.

«Non mi occupo di Regione, mi occupo dei problemi della Sicilia»

La premessa è una presa di distanza netta. «Per una questione di buona salute non mi occupo di Regione siciliana, mi occupo dei problemi della Sicilia, che è cosa diversa». E ancora, sui posizionamenti interni, «tutto quello che riguarda i giochi all’interno del palazzo non intendo assolutamente essere parte».

Le scelte, ricorda, competono ai vertici dei partiti. «Noi in Sicilia abbiamo un ottimo commissario regionale, che è l’onorevole Sbardella, e una classe dirigente che se interrogata su questo tema sarà in condizione di potersi esprimere».

⁠«La regola dell’uscente è una bestemmia»

Il passaggio decisivo arriva quando Mineo evoca la consuetudine che vorrebbe il presidente uscente ricandidato di diritto. Musumeci la smonta.

«La regola di cui parla lei dell’uscente non c’è più da anni». Una volta esisteva davvero, spiega, e prevedeva che il presidente eletto direttamente dal popolo potesse essere ricandidato salvo casi giudiziari clamorosi o trattamento sanitario obbligatorio.

Poi la stoccata. «Questa regola è stata cancellata da Forza Italia e dalla Lega, ed è stata cancellata nel 2022», quando il presidente uscente della Sicilia in quota Fratelli d’Italia, cioè lui stesso, «fu invitato a fare un passo di lato perché divisivo».

Il ministro tiene a precisare il contesto di quella scelta. Non c’erano problemi giudiziari, e nemmeno un problema di consensi. «Nella famosa graduatoria del Sole 24 Ore, che è la più autorevole, il presidente della Regione siciliana di Fratelli d’Italia era al sesto posto nel luglio del 2022. Sesto posto su ventuno presidenti», alla pari con il presidente della Lombardia. «Siccome per noi la coalizione, l’unità, è un valore, ho fatto un passo di lato».

A conferma che quella regola non esiste più, cita due precedenti recenti. Il Molise, dove il presidente uscente non è stato ricandidato, e la Sardegna. «Il primo di Forza Italia, il secondo della Lega».

La conclusione è tranchant. «Invocare la regola che l’uscente venga ricandidato è soltanto una bestemmia, ormai non esiste più».

⁠Il conto aperto con gli alleati

Da qui il ragionamento si sposta sul criterio da adottare, e diventa una rivendicazione esplicita.

Secondo Musumeci spetta alle forze della coalizione decidere caso per caso se individuare un nuovo candidato «e in quale partito individuarlo», perché «non è detto che se il candidato non è l’uscente debba comunque essere quel partito ad esprimerlo».

Poi la domanda che vale l’intera intervista. «Vorrei capire in base a quale titolo Forza Italia ha chiesto e ottenuto di avere il candidato presidente della Regione». E il dato che porta a sostegno, «oggi gli unici svantaggiati a livello nazionale siamo proprio noi di Fratelli d’Italia quanto a presidenti di Regione».

Su Mulè, palla a Forza Italia

Sull’ipotesi di una candidatura di Giorgio Mulè, il ministro rimanda al mittente. «Naturalmente lo chieda a Forza Italia, io non mi occupo delle vicende interne».

Riconosce che il vicepresidente della Camera è «persona rispettabilissima», ma aggiunge subito la contropartita. «Come lo sono tanti altri personaggi di Fratelli d’Italia che possono benissimo affrontare una campagna elettorale competitiva da candidato a presidente della Regione».

Sul totonomi che circola sui giornali dice di leggere «divertito», e di non voler intervenire «anche per ragioni personali».

Dove si deciderà davvero

La sintesi finale sposta la partita da Palermo a Roma. «Il candidato del prossimo governo uscirà dal tavolo della coalizione, certamente con un occhio alla situazione generale, perché non possiamo non tenere conto degli equilibri nazionali».

E il promemoria per gli alleati arriva in chiusura. «Ricordiamoci che Fratelli d’Italia è il primo partito in Italia». Fare la propria parte per la coalizione, aggiunge con una metafora, va bene. Ma non fino all’anemia.