Un boato nella notte ha devastato l’ingresso dell’ufficio postale di via Dottor Consoli, nel cuore di Catania, segnando l’ennesimo capitolo di una stagione di assalti agli sportelli automatici che sta mettendo a dura prova il territorio etneo. I banditi, entrati in azione con una carica di esplosivo, sono riusciti a scardinare la cassaforte del bancoposta ma hanno dovuto abbandonare il campo a mani vuote: all’interno del forziere non vi era denaro.

L’episodio segue di pochi giorni il colpo spettacolare messo a segno a Zafferana Etnea, dove la “banda dell’escavatore” ha agito con modalità paramilitari. In via Garibaldi, i malviventi hanno utilizzato un mezzo meccanico rubato per abbattere la parete della filiale della Banca Agricola Popolare di Sicilia, sradicando letteralmente l’Atm e caricandolo su un furgone prima di dileguarsi. Un’operazione pianificata nei dettagli, con le vie di fuga bloccate da auto rubate messe di traverso sulla strada per ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine.

La scia di violenza criminale non si ferma però a questi due eventi. Nelle ultime settimane, la provincia è stata teatro di altri assalti altrettanto spregiudicati. A Gravina di Catania, la polizia ha sventato una rapina da 150 mila euro proprio mentre era in corso il rifornimento del bancomat: in quel caso, tre persone sono state arrestate in flagranza mentre forzavano la porta antipanico dell’ufficio postale. Anche il rione Librino, nel capoluogo, ha vissuto una notte di tensione quando i carabinieri hanno interrotto l’azione di un uomo che, alla guida di un escavatore, stava già sollevando la cassaforte di un altro ufficio postale.

Il quadro che emerge descrive una criminalità organizzata capace di alternare la forza bruta dei mezzi d’opera alla precisione chirurgica degli esplosivi e dei tempi di rifornimento. Se a Giammoro, nel messinese, un attacco analogo ha causato danni ingenti e un incendio alla filiale Bnl, nell’hinterland catanese la pressione resta altissima. Polizia e carabinieri stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza di tutti i siti colpiti, nel tentativo di individuare i punti di contatto tra le diverse bande e porre fine a questa serie di assalti che sta lasciando dietro di sé una scia di vetri infranti e strutture sventrate.