Un appartamento nella periferia urbana di Catania è stato recentemente al centro di un’operazione condotta dalle fiamme gialle del comando provinciale etneo. Nell’ambito di un’attività d’indagine coordinata dalla procura diretta da Francesco Curcio, i militari hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro in un’abitazione privata sospettata di ospitare trattamenti di medicina estetica invasiva eseguiti senza alcuna autorizzazione di legge.
Le indagini sui social
L’intervento è scattato dopo un’analisi sui social network svolto dai finanzieri del primo gruppo di Catania. Sono state passate al setaccio le inserzioni pubblicitarie che promuovevano prestazioni medico-estetiche a costi notevolmente inferiori rispetto alle medie di mercato, campanello d’allarme che spesso cela operatori abusivi.
Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso di concentrare l’attenzione su un appartamento situato nel quartiere Pigno. Decisivi sono stati i successivi servizi di osservazione e pedinamento, che hanno registrato un insolito viavai di persone, confermando l’ipotesi dell’esistenza di una struttura sanitario-clandestina.
La perquisizione
Nel corso della perquisizione disposta dalla procura, le forze dell’ordine hanno trovato e sequestrato oltre 170 articoli. Tra il materiale sequestrato figurano siringhe di acido ialuronico e lidocaina, fiale di botulino iniettabile, dispositivi sanitari monouso e numerosi aghi.
I prodotti venivano impiegati da una donna catanese per effettuare trattamenti in totale carenza di titoli abilitativi e autorizzativi.
Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato gravi criticità sotto il profilo della sicurezza: gli strumenti venivano conservati in precarie condizioni igienico-sanitarie e mancavano del tutto i presidi di primo soccorso necessari per fronteggiare eventuali complicazioni cliniche durante le procedure.
Titolare indagata a piede libero
La responsabile è attualmente indagata a piede libero per il reato di esercizio abusivo di professione. Gli investigatori hanno avviato verifiche di natura economico-finanziaria, basate anche sulle agende di lavoro e sulla documentazione cartacea sequestrata, per quantificare i profitti illeciti accumulati e sottratti al fisco.
L’operazione si inserisce nella più ampia strategia della guardia di finanza a tutela dell’economia sommersa e del libero mercato, volto a reprimere condotte illecite che danneggiano gli operatori onesti e rappresentano, al contempo, un grave pericolo per la salute pubblica. Si evidenzia che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in virtù del principio costituzionale della presunzione d’innocenza, la responsabilità penale della donna sarà accertata soltanto in caso di sentenza definitiva di condanna.



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