Un grido d’allarme che arriva direttamente dal territorio e che assume i contorni di una denuncia politica precisa. È Azione Catania, attraverso un comunicato stampa, a puntare i riflettori sulla drammatica condizione in cui versa oggi l’agricoltura etnea dopo il passaggio del ciclone Harry.
Una crisi che, secondo quanto evidenziato nella nota, era già stata ampiamente prevista. Il ciclone ha infatti aggravato una situazione già compromessa dalla siccità del 2025, lasciando dietro di sé capannoni distrutti, raccolti danneggiati e aziende allo stremo.
Nel comunicato, Azione sottolinea come, a fronte di interventi ritenuti tempestivi su altre emergenze regionali – come nel caso della frana di Niscemi – per il comparto agricolo non siano ancora arrivate risposte concrete. Una disparità che viene letta come il segnale di una politica più attenta alla visibilità mediatica che al sostegno dell’economia reale.
Il quadro delineato è estremamente critico: il rischio di fallimento per molte aziende agricole si sta trasformando in una prospettiva concreta. A incidere, oltre ai danni strutturali e produttivi, sono soprattutto i ritardi nei pagamenti pubblici, che non riescono a stare al passo con le scadenze bancarie e i costi di gestione.
Proprio per questo, i rappresentanti del settore annunciano una mobilitazione in Prefettura, con l’obiettivo di denunciare una situazione ormai definita insostenibile e sollecitare interventi immediati.
Nel comunicato stampa, Azione Catania richiama inoltre l’attenzione sul ruolo strategico dell’agricoltura nell’economia siciliana, accusando la politica regionale di essere sempre più distante dalle esigenze reali del territorio, tra difficoltà amministrative e vicende giudiziarie che ne minano la credibilità.
Da qui la richiesta formale: l’istituzione urgente di un tavolo di crisi con agricoltori e associazioni di categoria. Servono – si legge nella nota – impegni chiari, tempi certi e risposte concrete.
Perché, conclude Azione Catania, il tempo delle promesse è finito. E per molte aziende agricole, rischia di esserlo anche quello della sopravvivenza.
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