“Il silenzio del gesto” si intitola il progetto espositivo a cura di Giacomo Fanale e in co-organizzazione con il Comune di Catania, che esprime la poetica intima e onirica del pittore. L’esposizione nella Galleria d’Arte Moderna dal 14 marzo al 12 aprile. E nel mese di marzo tre eventi per adulti e bambini dedicati alla scrittura, alla creatività e alla musica con Libreria Prampolini e con il cantautore Kaballà

Paesaggi trasfigurati e vibranti di suggestioni e connessioni con la Natura; un segno pittorico che si fa esperienza fisica, ascolto, meditazione.

Dal 14 marzo e fino al 12 aprile 2026 la Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Catania ospita la mostra di Antonio Recca “Il silenzio del gesto. Nel punto esatto in cui mi perdo comincio a sentire”, a cura di Giacomo Fanale, in co-organizzazione col Comune di Catania. Visite dal martedì alla domenica, 10-13 e 17-20. Ingresso libero.

In mostra sono cinquanta paesaggi, dal 2009 a oggi, riletti dal “gesto” pittorico di Recca, artista di grande rigore nella sua continua ricerca estetica, che per anni ha vissuto e lavorato a Milano e all’estero spaziando dall’arte, alla moda, al design: una contaminazione di generi e linguaggi espressivi dei quali Recca coglie la trasversalità e la complementarità. Nelle opere della retrospettiva in programma a Catania “Il silenzio del gesto” la materia si stratifica e si assottiglia: la luce diventa principio poetico fino a trasformare l’astrazione in una geografia interiore dove emerge – onirica e rarefatta – la bellezza di ambienti naturali e non antropizzati che diventano paesaggi esemplari grazie alla lettura visionaria e intima dell’artista etneo.

Per il curatore, Giacomo Fanale, la ricerca di Recca si colloca dentro una traiettoria che dalle tensioni espressioniste approda a una dimensione più lirica e luminosa: “il gesto si attenua, la densità del colore si rarefà e la pittura tende a una soglia percettiva in cui l’immagine non delimita, ma apre. Ne emerge un paesaggio mentale — reale quanto immaginato — fatto di frammenti, dissolvenze e sospensioni: non una rappresentazione del mondo, ma la possibilità di abitarlo dall’interno. L’eredità dei grandi maestri dell’espressionismo astratto – da Nolde a De Staël, – non è per Recca semplice citazione linguistica, ma strumento di indagine: la pittura come rivelazione dell’essere, come necessità di dare forma al tumulto del sentire. Nel tempo, la sua ricerca si sviluppa in un percorso che unisce istanza gestuale e riflessione sul colore come tramite e veicolo di luce. Questa tensione evolve in un linguaggio più meditativo, più silenzioso”.

Dei paesaggi di Antonio Recca ha scritto Ornella Fazzina, storica dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania: “Richiamano territori fisici e interiori che ricreano luoghi di riflessione e di espressione di un processo di sintesi composto da pochi elementi visivi, dosati e calibrati nella loro portata sensibile”. Mentre Grazia Pulvirenti, germanista e docente dell’Università di Catania, parla di un “paesaggio vissuto nello spazio dell’anima (…) una misteriosa danza che, dall’interiorità, conduce a una reinvenzione della materia attraverso il recupero delle sue stratificazioni e delle sue rizomatiche ramificazioni”.

Alla mostra sono abbinati tre appuntamenti con la scrittura, la creatività e la musica live – sempre gratuiti – pensati dall’artista per condividere con diversi tipi di pubblico un’esperienza profonda di contaminazione fra le arti. Si comincia con due eventi organizzati in collaborazione con la Libreria Prampolini: sabato 21 marzo (ore 16) il workshop di scrittura introspettiva dedicato agli adulti condotto dall’autrice Erica Donzella; l’indomani, domenica 22 marzo (ore 11) spazio ai bambini con “Crea il tuo libro d’artista”, laboratorio creativo a cura di Laura La Rosa. Infine, il 29 marzo (ore 18-20) la performance del musicista e cantautore Kaballà: un attraversamento, un tempo condiviso in cui immagine, voce e suono abitano lo stesso piano di ascolto intrecciata a brevi incursioni letterarie sui campi sonori del liuto cantabile di Mauro Palmas.

Completa il progetto espositivo, curato da 2LAB Studio, un prezioso volume che raccoglie le opere degli ultimi venti anni dell’autore: non un libro, non un catalogo, ma un raffinatissimo strumento narrativo e sensoriale della poetica di Antonio Recca. Lo compongono una sequenza di immagini senza didascalie, interrotte da pause e cambi di ritmo, fino al testo di chiusura dell’artista. Testo critico del curatore Giacomo Fanale, progetto grafico di Carmelo Stompo (edizioni 2LAB Publish).

Il progetto editoriale del volume “Il silenzio del gesto”

La sovracoperta introduce un primo livello di lettura — un filtro, una soglia — e il momento in cui viene rimossa diventa parte dell’esperienza: si scopre una copertina più minimale, “nuda”, come se il libro chiedesse al lettore di attraversarlo senza appigli, affidandosi solo a materia, ritmo e silenzio. Il progetto prevede 12 sovracoperte, concepite come frammenti unici che, insieme, compongono un’opera: ogni esemplare non è solo un libro, ma una piccola opera a sé. “In quel paesaggio non cerco di rappresentare: cerco di raggiungerlo”, scrive Recca, indicando il cuore del progetto: perdere l’orientamento per far emergere una forma di presenza più profonda.

Chi è Antonio Recca

Antonio Recca nasce nel 1957 a Catania dove si forma culturalmente ed artisticamente esprimendo grande vivacità di interessi. Artista di alto profilo professionale e di grande rigore nella sua continua ricerca estetica, per anni ha vissuto e lavorato a Milano e all’estero spaziando in settori molto ambiti che vanno dall’arte alla moda al design. Tale percorso lo ha portato a cogliere sempre la trasversalità dei linguaggi e la loro contaminazione, le relazioni tra discipline diverse ma complementari, realizzando prestigiose opere e manufatti che rientrano in una logica “allargata” e, per questo, fresca, attuale, innovativa e propositiva. Egli ha guardato da vicino e da lontano la sua terra e il mondo, senza enfasi, senza retorica ma sempre con grande rispetto e obiettività, cogliendo della realtà circostante ciò che per lui era essenziale, per poi trasfigurarla e darle un valore estetico.

Nel tema legato alla Sicilia e ad altre geografie, lo si vede attento osservatore di luoghi e di paesaggi che rilegge in chiave poetica, visionaria, intima, ora solare ora cupa. La sua tecnica pittorica evidenzia bene questi passaggi dando vita a paesaggi astratti, a paesaggi dell’anima che mantengono un debole riferimento con il reale il quale viene sublimato, trasformato e innalzato a pensiero, ad elaborazione, che è proprio della natura dell’arte. L’invisibile che cela tracce di  un visibile, strati di colore che invece di coprire svelano, stratificazioni cromatiche che, come risultato tendono al nero e, ancora, altre sperimentazioni costituiscono la grammatica visiva dell’artista che oggi modifica la sua tavolozza offrendo al pubblico altre sensazioni, riflessioni e invenzioni estetiche. Una serie di opere nelle quali sfumature, velature, frammenti, porzioni riconoscibili, spazi silenziosi e infiniti, nostalgiche visioni, luce e ombra rendono tutto sfuggente,

impalpabile, invisibile ma pulsante, vibrante dietro pareti nere insondabili che sembrano celare il nulla, ma che di fatto svelano altre realtà e altre verità. L’artista non si ferma allo strato superficiale della tela ma va oltre, al di là del nero schiudendo altri meccanismi mentali e di visione. Con opere di grande e di diverso formato, egli attira il fruitore in un magma di colori, che successivamente amalgama e copre, amplificando così stati emozionali e percezioni visive.


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