Il presidente del comitato Antonio Renna: “Bene il riconoscimento degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM) come operatori socio-educativi. Tuttavia, il nuovo disegno di legge incanala la professione fortemente verso la laurea L‑19 (Scienze dell’Educazione e della Formazione). E chi ha un’altra laurea, come Psicologia o affini, cosa ne sarà? 

Dopo anni di lavoro concreto e qualificato nelle scuole, non siamo più “idonei” solo perché il titolo non è quello previsto dal nuovo profilo?


Un’altra questione cruciale riguarda chi già lavora come ASACOM ma non ha ancora maturato i 36 mesi di servizio. Sono professionisti con esperienza reale, spesso oltre quattro anni di lavoro quotidiano con bambini e ragazzi con disabilità, seguendo la loro inclusione, le loro famiglie, i loro percorsi PEI. Come intendono renderli idonei? È pensabile costringerli a interrompere la continuità educativa per adeguarsi ai requisiti della legge, quando svolgono già un lavoro che conoscono alla perfezione? Sarebbe necessaria, invece, l’introduzione di percorsi di integrazione in servizio, riconosciuti formalmente, con il giusto supporto e senza penalizzare l’attività quotidiana.


Infine, il progetto di un contratto collettivo nazionale per gli ASACOM è certamente positivo, ma resta aperta la questione della gestione locale. Paghe e condizioni contrattuali rimarranno sotto la responsabilità di enti locali che spesso non garantiscono una retribuzione adeguata né la stabilità necessaria.

Appello ai colleghi di tutta Italia:

Serve fare fronte comune. Non è una contrapposizione tra chi ha il diploma e chi ha la laurea: il vero obiettivo deve essere la tutela dei diritti, dell’esperienza e della continuità educativa dei bambini. Solo così possiamo garantire un futuro dignitoso e stabile alla nostra professione.”

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