“Tra saline e legami”: venticinque giovani migranti del Progetto SAI Marsala scoprono le saline di Trapani tra natura, memoria e laboratori espressivi. Un’iniziativa della Cooperativa Sociale Badia Grande che trasforma il territorio in un ponte di appartenenza.
Sotto il sole che trasforma l’acqua in cristallo, venticinque ragazzi con storie diverse ma sguardi rivolti allo stesso futuro hanno camminato insieme tra le vasche delle Saline della Riserva di Trapani e Paceco. Sono i giovani migranti ospiti dei centri di accoglienza di Paceco e Custonaci, inseriti nel Progetto SAI Marsala coordinato da Anna Maria Ruggirello. Arrivano da Egitto, Gambia, Costa d’Avorio, Bangladesh e Tunisia. E per un giorno sono stati protagonisti di “Tra saline e legami”, un’attività educativa e interculturale pensata dalla Cooperativa Sociale Badia Grande per fare della conoscenza del territorio una strada verso l’integrazione.
L’idea è nata dall’educatrice del SAI Chiara Maria Cassarà, che ha voluto intrecciare la scoperta del territorio con il racconto di sé. Così, affiancati sul campo dalle responsabili di struttura Flavia Melita (Paceco) e Vita Messina (Custonaci) e dalle loro equipe multidisciplinari, i ragazzi hanno appreso della filiera del sale trapanese. L’operatrice legale Giusy Lo Gelfo ha raccontato con voce chiara il processo antico: l’acqua marina che passa da una vasca all’altra, accarezzata dal vento e riscaldata dal sole, fino a solidificarsi in sale da tavola. Un gesto lento, quasi rituale, che ha subito trovato un’eco profonda nei cuori dei presenti. Per alcuni idi loro déjà-vu, perché il sale con gli stessi metodi si ottiene in diverse parti del mondo
Le saline non sono solo paesaggio; sono fatica, attesa, trasformazione. E proprio per questo sono diventate lo specchio perfetto per stimolare il ricordo di terre lontane e di personale. A un certo punto, spontaneamente, molti ragazzi hanno rotto il silenzio: hanno parlato della madre rimasta a casa, di un fratello lontano, di un volto che rivedono solo nei sogni. Camminare fianco a fianco, in gruppo, ha cancellato le distanze. E il messaggio è chiaro: siamo tutti figli della stessa terra. Le distanze geografiche non pesano. Quella affettiva, invece, è l’unica che conta davvero.
Questa iniziativa restituisce il senso vero del lavoro della Cooperativa Badia Grande: equipe composte da educatori, psicologi, mediatori culturali e legali che ogni giorno, in silenzio, costruiscono un’accoglienza che non si ferma al cibo e a un letto. L’obiettivo è più alto: cura psicosociale, benessere personale, e da lì una coesione sociale solida, reale, destinata a durare.
Perché integrare non significa solo fornire servizi, ma offrire la possibilità di abitare i luoghi con occhi nuovi. Riconoscere il valore storico di un mulino a vento o di una salina, certo, ma anche sentirsi riconosciuti: avere il diritto di chiamare “mio” anche il posto dove si sta ricostruendo una vita. Le saline, con l’acqua del mare che diventa sale, attraverso un lento processo naturale, hanno insegnato ai venticinque giovani immigrati che ogni trasformazione richiede tempo e pazienza.
Alberto Emilio Di Paola
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