Esistono semi che non sono soltanto semi.
Sono frammenti di memoria, custodi silenziosi di una civiltà agricola, testimoni di un rapporto antico tra l’uomo e la terra. Dentro un chicco possono sopravvivere generazioni di contadini, gesti tramandati, paesaggi, profumi e saperi che rischiano di scomparire quando la biodiversità lascia spazio all’omologazione.
La storia della Chiattulidda Licatese appartiene a questa dimensione.
È una storia che può essere letta come un percorso dall’Alfa all’Omega: dall’inizio rappresentato dal seme, fino al compimento rappresentato dal pane.
Al centro di questo percorso vi è Tony Rocchetta, agricoltore e Custode della Chiattulidda Licatese, protagonista di una ricerca iniziata attraverso lo studio del territorio e della memoria contadina. La varietà, destinata a essere progressivamente dimenticata e sostituita dalle moderne dinamiche di omologazione varietale, è stata recuperata grazie alla conservazione di piccole quantità di seme affidate da un anziano contadino.
Da quel piccolo patrimonio genetico è iniziato un lungo lavoro di recupero, moltiplicazione e conservazione.
Il materiale recuperato è stato sottoposto a un percorso di ricerca e certificazione presso la Stazione Consorziale Sperimentale per la Sicilia, per poi essere iscritto nel Registro Nazionale delle varietà da conservazione, riconoscendo così il valore della varietà e il ruolo di custodia assunto da Tony Rocchetta.
Ma la vicenda della Chiattulidda non è soltanto agronomica.
È, contemporaneamente, una storia scientifica, etnoantropologica e culturale.
Il seme rappresenta l’Alfa: il principio.
Quando viene affidato alla terra, inizia un ciclo biologico nel quale si intrecciano fisiologia, morfologia, clima, suolo, acqua, vento e lavoro umano. Il chicco germina, la pianta cresce, accestisce, si eleva, spiga e matura.
È un ciclo naturale che l’uomo non può comandare completamente, ma soltanto accompagnare.
Ed è proprio in questa relazione che si manifesta uno dei significati più profondi della biodiversità: l’uomo non è separato dalla natura, ma parte di essa.
Il lavoro di Tony Rocchetta si colloca quindi in uno spazio nel quale agricoltura e cultura si incontrano. Custodire un seme significa custodire la possibilità che una storia continui.
DAL SEME ALLA SEMOLA: LA TRASFORMAZIONE
Il ciclo prosegue.
Dal grano nasce la semola integrale di Chiattulidda, frutto della trasformazione del chicco e passaggio intermedio di una filiera che non considera il prodotto soltanto come una materia prima, ma come una testimonianza del territorio.
Il seme cambia forma, ma non perde la propria identità.
La trasformazione diventa così il ponte tra l’Alfa e l’Omega.
E qui entra in scena un’altra figura fondamentale: Antonio Palana, mastro panificatore e fondatore di Frangipane Milazzo, che raccoglie il testimone del percorso agricolo e lo conduce verso il suo compimento.
La sua ricerca nel mondo delle farine, degli impasti, delle fermentazioni e dei lievitati diventa parte integrante di questo racconto.
IL PANE COME COMPIMENTO
Con il Pane Chiattulidda, il chicco torna a essere alimento.
Ma non è semplicemente una trasformazione tecnica.
È la conclusione di un viaggio iniziato molto prima della macinazione.
Nel pane convergono la terra di Licata, il lavoro dell’agricoltore, la memoria dei contadini, la conoscenza del panificatore, la materia prima e il tempo.
Ogni gesto dell’impasto richiama gesti antichi.
Ogni lievitazione richiama una conoscenza costruita attraverso generazioni.
Ogni fetta racconta una parte di quella civiltà che per millenni ha fatto del grano e del pane uno degli elementi fondamentali della propria sopravvivenza, della propria cultura e della propria identità.
Il Pane Chiattulidda diventa quindi un documento commestibile della memoria.
Non perché riproduca semplicemente un pane antico, ma perché attraverso una varietà di grano legata al territorio permette di ricostruire una relazione perduta: quella tra seme, terra, uomo e alimento.
L’ALFA E L’OMEGA
L’Alfa è il seme.
L’Omega è il pane.
Tra questi due estremi esiste un intero universo.
C’è il contadino che custodisce.
C’è la terra che accoglie.
C’è la pianta che cresce.
C’è la spiga che matura.
C’è il chicco che viene raccolto.
C’è la macinazione.
C’è la farina.
C’è l’acqua.
C’è il lievito.
C’è il tempo.
C’è la mano dell’uomo.
E infine c’è il pane.
Quello che sembra essere il punto finale diventa, in realtà, un nuovo principio: il pane nutre l’uomo, l’uomo conserva la memoria e la memoria permette al seme di continuare a vivere.
È questo il significato più profondo della filiera Chiattulidda – Alfa & Omega.
Non una semplice filiera produttiva, ma un ciclo vitale, culturale e simbolico.
Un percorso nel quale scienza e tradizione non sono contrapposte, ma dialogano. La ricerca scientifica consente di identificare, conservare e tutelare la varietà; il sapere contadino conserva la memoria del territorio; l’agricoltura la riporta nella terra; la panificazione la restituisce alla comunità.
UNA BIODIVERSITÀ CHE DIVENTA IDENTITÀ
La Chiattulidda Licatese dimostra come la biodiversità non sia soltanto un concetto scientifico.
È anche identità.
È paesaggio.
È memoria.
È cultura materiale.
È patrimonio delle comunità.
Recuperare una varietà agricola significa infatti recuperare una parte del patrimonio biologico e culturale che quella varietà rappresenta.
La storia di Tony Rocchetta e Antonio Palana si inserisce proprio in questa prospettiva: uno custodisce il principio, l’altro accompagna il compimento.
Il primo restituisce il seme alla terra.
Il secondo restituisce il grano all’uomo sotto forma di pane.
Tra i due estremi esiste un racconto millenario.
Un racconto fatto di saperi e sapori, di scienza e memoria, di mani e materia.
E forse è proprio questo il messaggio più importante della Chiattulidda: quando un seme viene salvato dall’oblio, non viene salvata soltanto una varietà.
Viene salvata una possibilità.
La possibilità che una terra continui a raccontarsi.
La possibilità che una comunità riconosca le proprie radici.
La possibilità che un sapere antico torni a dialogare con il presente.
E la possibilità che, attraverso un semplice pezzo di pane, l’uomo possa ancora ricordare da dove tutto è cominciato.
Dal seme.
Dalla terra.
Dalla memoria.
Dall’Alfa.
Per arrivare al pane.
All’Omega.
Luogo: Associazione Quintessenza , Via Cimabue , 15, LICATA, AGRIGENTO, SICILIA
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