Il SUNIA Palermo ritiene che il bando regionale per il contributo alloggio, predisposto dalla Regione Siciliana, stia producendo forti disagi, discriminazioni e criticità, evidenziando una distanza abissale tra le istituzioni e i bisogni primari di tante famiglie in difficoltà economica.
Va ricordato che la soppressione dei fondi nazionali per il sostegno all’affitto, decisa dal governo guidato da Giorgia Meloni dopo il suo insediamento, ha aggravato una situazione già complessa: l’aumento del costo della vita e dei canoni di locazione ha ampliato il disagio abitativo e, in molti casi, ha finito per favorire il ricorso a occupazioni di necessità.
A ciò si aggiunge l’inadeguatezza delle misure regionali. Negli anni precedenti, alla Sicilia erano destinate risorse per il contributo alloggio nell’ordine di circa 25 milioni di euro; il bando pubblicato il 3 aprile scorso, invece, prevede uno stanziamento di appena 5 milioni, con una drastica riduzione della platea dei beneficiari e l’esclusione di migliaia di famiglie dal diritto al sostegno.
Particolarmente grave appare la scelta di fissare il requisito minimo di tre componenti per nucleo familiare, criterio che di fatto penalizza numerosi cittadini, incluse coppie giovani e nuclei composti da una o due persone che vivono ugualmente una condizione di fragilità economica.
Il SUNIA denuncia inoltre il forte ritardo del Comune di Palermo nell’organizzazione delle modalità di accesso al bando: a fronte della pubblicazione regionale del 3 aprile, la predisposizione operativa da parte del Comune è avvenuta solo l’11 maggio, creando ulteriore confusione e ostacolando l’accesso per molte famiglie potenzialmente aventi diritto.
Per queste ragioni il SUNIA invita la Regione Siciliana e le amministrazioni locali, a partire dal Comune di Palermo, ad attivare un confronto urgente e a prevedere un’integrazione straordinaria delle somme disponibili, così da ampliare la platea dei beneficiari e rispondere a una condizione sociale che continua a peggiorare.
L’emergenza abitativa non può essere affrontata con misure residuali o criteri selettivi che lasciano indietro migliaia di persone. Serve un intervento strutturale, coordinato e realmente commisurato alla crisi che attraversa i territori.
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