MARINA DI RAGUSA – Il cinema dei grandi interpreti, la memoria di un territorio, le storie degli emigranti, il lavoro dei picialuori e una partecipazione che, per “Bitume”, ha superato anche i confini di Piazza Torre. Il Costaiblea Film Festival ha vissuto una seconda giornata particolarmente intensa, confermando la formula di questa trentesima edizione: mettere insieme grandi protagonisti del cinema, giovani autori e racconti capaci di restituire identità e memoria al territorio ibleo.

Il momento più atteso della giornata è stato quello con Fabrizio Bentivoglio, protagonista in Piazza Torre di una masterclass che si è trasformata in una vera lezione di cinema. L’attore, regista e tre volte vincitore del David di Donatello, in dialogo con il direttore artistico Vito Zagarrio, ha ripercorso alcuni momenti della propria carriera soffermandosi soprattutto sul senso più profondo del mestiere dell’attore.

Un mestiere che, nelle parole di Bentivoglio, non è fatto soltanto di ciò che viene detto, ma anche di quello che viene trattenuto. Silenzi, pause, gesti e dettagli possono infatti raccontare molto più di una battuta pronunciata. Per emozionare, ha spiegato, spesso bisogna togliere piuttosto che aggiungere, lasciare spazio all’attesa e permettere all’emozione di emergere senza forzarla.

«Io non volevo essere considerato il bello, volevo essere considerato il bravo», ha raccontato Bentivoglio, ripercorrendo attraverso aneddoti e ricordi una carriera che lo ha visto alternare recitazione, scrittura e regia.

Il rapporto con il pubblico del Costaiblea era iniziato già nel pomeriggio, a Villa Ottaviano, con la presentazione di Piccolo almanacco dell’attore, il volume pubblicato da Baldini+Castoldi nel quale Bentivoglio raccoglie esperienze, riflessioni e insegnamenti legati alla professione dell’attore. L’incontro, a cura di LIOLA e organizzato dalla Pro Loco Mazzarelli, ha permesso allo stesso autore di dare voce alle pagine del libro, creando un confronto diretto con il pubblico.

Dopo la masterclass, il percorso cinematografico attraverso la carriera di Bentivoglio è proseguito con la proiezione di Típota, cortometraggio del 1999 scritto, diretto e interpretato dall’attore, e di Lascia perdere, Johnny!, film del 2007 che lo vede nuovamente impegnato sia davanti sia dietro la macchina da presa.

La serata si è poi conclusa con Eterno visionario di Michele Placido, film del 2024 dedicato a Luigi Pirandello, nel quale Bentivoglio interpreta lo scrittore siciliano con una prova intensa e ricca di sfumature. Pirandello rappresenta infatti uno dei fili conduttori di questa trentesima edizione del Costaiblea, con la mostra “Pirandello e il cinema”, allestita a Villa Ottaviano attraverso installazioni video e manifesti dedicati al rapporto tra il grande autore siciliano e la settima arte.

A Bentivoglio è stato quindi assegnato il “Carrubbo d’oro” del Costaiblea Film Festival, la scultura realizzata da Carmelo Candiano, consegnata dal sindaco di Ragusa Peppe Cassì. Il primo cittadino ha sottolineato il valore e la crescita raggiunta dal festival, che quest’anno può contare su tre grandi schermi distribuiti nelle diverse location.

Ma se Bentivoglio ha rappresentato il grande ospite della giornata, il territorio è rimasto al centro del programma. A Villa Ottaviano è proseguito il concorso “Premio Costaiblea Giovane Cinema”, curato da Angelo Piccione e dedicato ai giovani filmmaker siciliani, accanto alle altre produzioni legate alla storia e alla cultura iblea.

Per la sezione “Cinema degli Iblei” è stato proiettato Intorno al monumento. Partigiani e Siciliani: storia, memoria e senso comune, documentario di Chiara Ottaviano, con la consulenza storica di Rosario Mangiameli e le riprese e il montaggio di Andrea Giannone. Il film nasce da due laboratori scolastici di public history e mette in relazione la memoria della Liberazione, la storia locale e il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Un percorso che ha trovato un interessante punto di contatto con un altro documentario prodotto nel territorio ibleo e dedicato allo sbarco degli Alleati, realizzato da Cettina Divita, anch’esso frutto di un lavoro che ha coinvolto gli studenti. Ancora territorio e sensibilizzazione, poi, con Gocce di rugiada, cortometraggio dedicato alla tutela del consumo dell’acqua e prodotto da Svimed.

Ma è stata soprattutto la serata di ieri a Piazza Torre a dimostrare quanto il cinema legato alla storia del territorio possa coinvolgere il pubblico.

La proiezione di “Bitume”, il documentario di Vincenzo Cascone inserito nella sezione “La Provincia iblea produce”, ha registrato una partecipazione straordinaria. Piazza Torre non è riuscita a contenere tutti gli spettatori e diverse persone hanno seguito il film direttamente dalla spiaggia, con le sedie sdraio, pur di non perdere la proiezione.

Un’immagine particolarmente significativa per un documentario che riporta alla luce una delle pagine più importanti della storia economica e sociale ragusana: quella della roccia asfaltica, delle miniere e dei picialuori, gli operai che per anni hanno lavorato intorno a quella materia, affrontando fatica, sacrifici e condizioni difficili.

Cascone, attraverso immagini, testimonianze e memoria, ha ricostruito una storia che non appartiene soltanto al mondo del lavoro, ma che ha inciso profondamente sulla trasformazione della città e sulla vita di intere comunità.

Al regista Vincenzo Cascone è stato assegnato il “Premio Cinema Ibleo”, conferito dal direttore artistico Vito Zagarrio e consegnato dalla presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari, presente alla serata.

Dalle miniere alle partenze, il Costaiblea ha poi spostato lo sguardo su un’altra grande pagina della memoria siciliana con “La spartenza. Storia di una lontananza”, il docufilm diretto da Alessia Scarso, scritto dalla regista insieme al fratello Domenico Scarso, che ne ha curato anche il montaggio.

Moderato dalla direttrice organizzativa Federica Schembri, l’incontro ha permesso di conoscere anche le origini della passione cinematografica di Alessia Scarso, alla quale è stato assegnato il premio “I mestieri del cinema”.

Il documentario parte da una vicenda profondamente personale: quella della stessa famiglia Scarso. Fotografie, lettere, immagini familiari e ricordi diventano gli strumenti attraverso i quali raccontare la partenza, la lontananza, il dolore della separazione e il rapporto mai interrotto con la terra d’origine.

La storia privata diventa così una porta d’ingresso verso una vicenda molto più ampia: quella della grande emigrazione siciliana e italiana, delle famiglie divise dalla distanza, delle vite ricostruite altrove e dei legami che continuano a resistere al tempo e ai chilometri.

Nel corso della serata si è parlato anche di “Ad Sidera. C’era una volta celeste”, il progetto immersivo in realtà virtuale ideato dalla stessa Alessia Scarso e dedicato alla storia dell’osservazione del cielo. Un’esperienza a 360 gradi tra stelle, universo e conoscenza, capace di unire divulgazione, immagini e coinvolgimento sensoriale.

“Ad Sidera” ha cambiato location e viene ospitato nel cortile interno della Moresca Maison de Charme, in via Dandolo, di fronte a Villa Ottaviano, con ingresso da via Cagliari. L’esperienza è disponibile ogni mezz’ora dalle 18 alle 23, con prenotazione obbligatoria al numero 352 0295802 e un biglietto di 15 euro.

Sempre a Villa Ottaviano, il Costaiblea ha ospitato anche la presentazione dell’ultimo lavoro di Vito Zagarrio, direttore artistico del festival. Si tratta di Visioni iblee. Artisti e territorio (2026, 80’), realizzato nell’ambito di “La Provincia iblea produce”, la sezione dedicata ai documentari prodotti dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa.

Il documentario raccoglie interviste, immagini e materiale inedito per raccontare la storia dell’arte contemporanea iblea attraverso le voci e le opere di alcuni dei suoi protagonisti più importanti, a partire dagli artisti del Gruppo di Scicli. Un nuovo lavoro con cui Zagarrio torna a indagare il rapporto tra gli artisti e il territorio, mettendo in luce una stagione culturale che ha contribuito in maniera significativa a definire l’identità artistica dell’area iblea.

Grande partecipazione anche nella terza location del festival, la Terrazza Costaiblea sul lungomare Andrea Doria, dove ieri sera è stato proiettato L’uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore. Questa sera sarà invece la volta di Divorzio all’italiana, altro grande titolo del cinema italiano legato al territorio degli Iblei.

Il Costaiblea si avvia così alla giornata conclusiva della trentesima edizione, con un altro grande appuntamento: la masterclass con la regista Costanza Quatriglio, protagonista della serata finale insieme alla proiezione di Il cassetto segreto.

Continua inoltre a Villa Ottaviano la mostra “Pirandello e il cinema”, che accompagna questa edizione del festival mettendo in relazione il grande scrittore siciliano con il mondo della settima arte.

Il Costaiblea Film Festival conferma così, attraverso le sue diverse location e i suoi numerosi appuntamenti, una vocazione che va oltre la semplice programmazione cinematografica: mettere in relazione grandi interpreti, giovani autori, memoria, storia e territorio, trasformando il cinema in uno strumento per raccontare e riscoprire gli Iblei.

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